Roma, 26 gen – Il centrodestra si spacca alla terza chiama per il Quirinale: FdI decide di votare per Guido Crosetto, che però prende 115 voti. Significa che anche altri parlamentari, presumibilmente della coalizione, non hanno rispettato la consegna della scheda bianca. Alla fine Crosetto, co-fondatore di FdI, arriva secondo, dopo il capo dello Stato Sergio Mattarella (125). Un chiaro segnale che qualcosa non ha funzionato, nel centrodestra. O che quanto meno ci sono sempre più grandi elettori stufi di sparare a salve.

Quirinale, alla terza chiama Crosetto prende 115 voti (ma FdI ne ha 63)

Come previsto, anche alla terza votazione per il Quirinale a vincere sono state le schede bianche (411), ma in misura minore rispetto alle precedenti votazioni. Spuntano infatti i nomi di Casini (52 voti) e Giorgetti (19 voti). Ma sono i voti a Crosetto a fare notizia. Sì, perché FdI può contare su 58 voti tra deputati e senatori, più 5 delegati regionali. Totale, 63, ma Crosetto ne ha presi quasi il doppio: 115. Chi ha votato per lui? Leghisti stufi di votare scheda bianca? A rigor di logica, i voti in più provengono dal centrodestra.

Si spacca il centrodestra

La leader di FdI Giorgia Meloni aveva già fatto capire l’antifona: “Non partecipiamo a nessun conclave”, aveva chiarito in merito alla proposta del segretario del Pd Enrico Letta di un abboccamento tra i due schieramenti. FdI dunque si è chiamata fuori. D’altronde sta all’opposizione. Quello che fa pensare è che, perlomeno oggi – che si votava ancora “per finta” -, la tanto sbandierata compattezza della coalizione è venuta meno.

Per Crosetto e Meloni i voti in più sono arrivati dall’esterno della coalizione

Sono commosso, grazie, onorato“. E’ il commento a caldo di Crosetto rispondendo ai giornalisti durante lo spoglio per il Colle. Per Crosetto i voti dello spoglio per il Colle e le preferenze che ha raccolto dimostrano “la capacità del centrodestra, se volesse, di prendere voti anche fuori dal centrodestra“. Insomma, a sentire l’ex coordinatore di FdI i voti in più sono arrivati addirittura da fuori lo schieramento. Una lettura del voto data ovviamente anche dalla Meloni. Il risultato di Crosetto “vuol dire che il centrodestra ha una capacità attrattiva in questo Parlamento. Guido è una persona stimata, lo sappiamo. Sarebbe stato interessante esercitare questa capacità unitariamente oggi“, commenta la leader di Fdi.

Domani la coalizione tornerà compatta?

Ma se, come immaginiamo, i voti in più a Crosetto arrivano dal centrodestra, sono forse espressione di mal di pancia per Matteo Salvini kingmaker? La Meloni tra l’altro, a differenza di Lega e FI, non ha mai fatto mistero di preferire Draghi al Quirinale così da andare a elezioni anticipate. Scenario temuto da gran parte dei partiti e da tutti i peones, ovviamente, che sanno che in caso di voto non torneranno più in Parlamento. Anche in virtù del taglio dei parlamentari. Alla vigilia della quarta chiama, quando basteranno solo (si fa per dire) 505 voti per eleggere il prossimo capo dello Stato, il centrodestra appare disunito. Altro che prova di forza giocando la carta Casellati

Insomma, la coalizione rischia di sprecare l’occasione storica di esprimere il prossimo presidente della Repubblica. O forse si accoderà agli altri partiti per rieleggere Mattarella. Opzione che allo stato attuale appare l’unica percorribile se davvero le forze di maggioranza (Pd a parte) non vogliono assecondare le mire del premier Draghi per il Colle.

Adolfo Spezzaferro

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5 Commenti

  1. I voti in più sono stati presi fuori dalla coalizione.
    Non vi scordate i fuoriusciti del M5S pronti ad appoggiare un candidato del CDC.

  2. Una coalizione con partiti che hanno dei Brunetta
    https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/brunetta-scalpita-non-vaccinati-restrizioni-solo-loro-215570/

    o dei Giorgetti
    https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/green-pass-tamponi-scontro-letta-salvini-giorgetti-sta-con-dem-207814/

    anche se anche Salvini non scherza
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2018/10/20/indecisi/

    è solo destinata ad essere sfanculata dagli elettori stanchi di paraculi.

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