Roma, 22 lug – Matteo Renzi non è del tutto uscito di scena. E’ anzi ancora determinante per gli equilibri interni al Partito Democratico. Oggi, in un lungo post su Facebook, l’ex premier ha tuonato contro Dario Franceschini: “Prendo sul serio le parole di oggi di Dario Franceschini, in una intervista in cui per metà attribuisce a me la colpa di tutto ciò che è successo in questi mesi e per metà fa l’elogio del Movimento Cinque Stelle: “Insieme possiamo difendere certi valori” dice Dario dei grillini. Insieme a loro, ok. Ma #senzadime, sia chiaro. Perché io non vedo valori comuni con chi ha governato in questo anno”. Poi Renzi ha chiarito ancor meglio il suo punto di vista: “Franceschini si sforza di offrirmi un trattato di tattica parlamentare e di saggezza politica, ma il godimento nel prendere schiaffi – addirittura da uno come Di Maio – non si chiama politica, si chiama masochismo”.

Dario Franceschini ci ha provato, fuori tempo massimo rispetto a Michele Emiliano ma tentar non nuoce, recita l’inflazionato proverbio. In un’intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera, l’ex ministro dei Beni Culturali ha provato a evocare (o forse invocare) un’alleanza tra il M5S e il Pd: “Il Movimento 5 stelle è diverso dalla Lega” e “insieme possiamo difendere certi valori”, ha dichiarato. “È un errore mettere Lega e grillini sullo stesso piano. Io vedo come tutti i limiti enormi dei 5 Stelle, ma non posso non metterli su due piani diversi. Il reddito di cittadinanza e il no alla Tav sono errori politici ma non sono la stessa cosa di far morire la gente in mare o dell’accendere odio, che è ciò che Matteo Salvini fa ogni giorno“, ha poi sottolineato Franceschini.

Il Pd esiste sempre?


La replica del leader pentastellato, Luigi Di Maio, non si è fatta però attendere: “Noi siamo orgogliosamente diversi dal Pd e non vogliamo avere nulla a che fare con un partito che invece di supportare la nostra battaglia di civiltà nei confronti dei cittadini, ha saputo criticare il reddito di cittadinanza e oggi sta facendo le barricate contro il salario minimo”, ha scritto su Facebook il vicepremier. Una doccia fredda per Franceschini e per buona parte dei dem che sperano di far cadere il governo per poi recitare un ruolo di primo piano. Adesso però, con l’affondo di Renzi, gli esponenti del Pd più che a un futuribile esecutivo dovrebbero pensare a se stessi. Ponendosi una semplice domanda esistenziale: il nostro è ancora un partito?

Eugenio Palazzini

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