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Roma, 27 apr – Il salto nel coprifuoco della sinistra. Domandarsi il perché delle cose è esercizio velleitario ma quantomeno aiuta a inquadrarle entro una cornice razionale. E la domanda e i dubbi riguardano ovviamente la condizione cui versa l’Italia durante il periodo pandemico e all’interno di un segmento che il governo si ostina a definire “di nuove aperture”, creando così la perplessità sulla veridicità di detta definizione e se la realtà fattuale ricalca totalmente o solo parzialmente quella narrata dal governo. E poi, e soprattutto, chi sono i protagonisti di questa stagione di grande repressione sociale ed economica, non potendo non ammettere la campagna di delegittimazione della libertà in atto da quattordici mesi, sebbene sia il proseguo di un’intera stagione durata un intero dopoguerra durante la quale si è innestato un sistema di egemonia e di controllo della sinistra.

La sinistra durante gli anni Sessanta predicava il vangelo del ribellismo all’autorità e al vecchiume che esercitava controllo sulle giovani leve, e per questo otteneva grande attenzione da parte del ceto giovanile in cerca, come sempre, di una bandiera sotto cui militare e per la quale ingaggiare battaglia. In un certo senso, seppur con delle feroci e macroscopiche incoerenze, la sinistra di allora predicava una sorta di libertà e di affrancamento da certo potere opprimente, dimenticandosi però che un giovane privo di fondamenta rischia di divenire un adulto instabile. E dimenticandosi soprattutto che è profondamente incoerente indurre alla ribellione al padre esaltando però contemporaneamente le gesta dei regimi comunisti. Il tentativo era goffo e strideva molto.

Il coprifuoco della sinistra: l’istinto da grande regolatore

Oggi, dopo un periodo relativamente breve, la maschera è caduta e si è aperto il sipario. L’istinto da grande regolatore della sinistra è sbocciato come un fiore in primavera e si sta attaccando a qualsiasi situazione di incertezza che possa creare il terreno fertile per la sua proliferazione. Non è una novità della pandemia che stiamo vivendo: è un’esperienza che ci ha investiti da ormai molti anni e alla quale siamo in qualche maniera assuefatti. Prima del 2011 assistevamo al sistematico attacco giudiziario a qualsiasi governo che non fosse espressione del mondo liberal, e, contestualmente, la sinistra strizzava l’occhio a quella parte politicizzata e militante della magistratura che, dal 1993 in poi, ha deciso di imporre la propria presenza sulla scena pubblica creando uno spartiacque tra chi fosse moralmente accettabile e chi non lo fosse. La sinistra partecipava alle sfide elettorali armata anche di questa temibile arma grazie alla quale, difatti, è riuscita a disarcionare più di un governo avversario.

La bolla di ipocrisia è esplosa, dunque tifano coprifuoco

Dal 2011, stiamo assistendo allo spettacolo indecente della democrazia di cartapesta tirata e riscritta ad uso e consumo della sinistra che, difatti, governa indisturbata senza aver chiaramente vinto una volta. E in questi frangenti di governo, essa ha sempre tentato di insinuare nuove procedure di controllo del pensiero e di fustigazione del dissenso col sol fine di dissuadere l’eretico ad esser tale. Pensiamo alla legge Fiano, alla proposta di istituire commissioni contro l’odio e contro le fake news, tutti tentativi mal celati di insinuare il dubbio che la libertà di pensiero sia controllata e quindi menomata. Ed oggi, durante l’emergenza sanitaria, è finalmente esplosa la bolla di ipocrisia dentro la quale siamo stati tenuti sino a questo momento.

La sinistra si presenta chiaramente per ciò che è: una forza antipopolare. La sfiducia che ripone nel popolo, si concretizza in misure folli come il coprifuoco a tempo indeterminato e uno stato di emergenza che prolunga i poteri del governo in modo indefinito. La rivoluzione proletaria è stata convertita nella transizione ecologica grazie alla quale la libertà economica subirà pesanti menomazioni. Gli austeri burocrati sovietici affermano con fermezza che questo è fatto nel nostro interesse, e ciò basta. Ma è vero il contrario.

Lorenzo Zuppini

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