Roma, 1° lug – Non è ancora il 4 luglio, ma poco ci manca. E a Villa Taverna, residenza romana dell’ambasciatore Usa, si festeggia in anticipo l’indipendence day. A baciare la mano (e la pantofola) dell’emissario di Washington c’è tutta la politica italiana. Non è mancato proprio nessuno, a parte (forse) i due liocorni. E pensare che Biden non ha ancora scelto chi sarà il prossimo ambasciatore Usa a Roma. A far da padrino dell’evento c’era Thomas Smitham, incaricato agli Affari ad interim, e al suo fianco figurava Nancy Pelosi. Sembra proprio lei, la portavoce della Camera, la candidata più accreditata a insediarsi sulle rive del Tevere e a dettar l’agenda agli sciuscià di casa nostra.

Tu vuò fà l’americano

A cantare con trasporto l’inno americano insieme alla Pelosi si è distinto soprattutto Luigi Di Maio. Il pentastellato scissionista, una volta vagamente anti-yankee, oggi si è infatti riscoperto più atlantista di Draghi. Non era un’impresa facile. «Davanti all’atroce guerra della Russia all’Ucraina non ci possono essere dubbi, stiamo dalla parte giusta della storia», ha affermato Giggino. Che poi ha aggiunto: «La nostra comune appartenenza all’Alleanza atlantica, la nostra unità di intenti e di azione sono la chiave per fronteggiare le sfide comuni e difendere la pace».

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Tutti alla corte dell’ambasciatore Usa

Accompagnato dalla sua inseparabile Francesca Verdini, ha fatto capolino pure Matteo Salvini, che pare essersi messo alle spalle i tanti flirt con Mosca. A rubargli la scena – oltre che la leadership del centrodestra – c’era però Giorgia Meloni, che da diverso tempo è entrata nelle grazie degli yankee. La presidente di Fratelli d’Italia, a differenza di Giggino, preferisce parlare di politica interna: «Brutta scena per noi vedere il premier costretto a tornare in Italia per una bega interna dei grillini. E non solo i giornali italiani che titolano su questo, anche quelli spagnoli. Una brutta figura che non meritiamo». E pensare che, oltre allo scissionista Di Maio, c’erano anche altri pentastellati: Vincenzo Spadafora, Manlio Di Stefano (altro ex filorusso) e Davide Crippa, il braccio destro di Beppe Grillo. Ah, a Villa Taverna c’erano pure l’ex filosovietico Roberto Gualtieri e mezzo Pd. Ma questa non è più una notizia. Anzi: non lo è mai stata.

Elena Sempione

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2 Commenti

  1. Sono articoli ridicoli perché fino a poco tempo fa questi figuri baciavano anche le mani di Putin. Pieno di foto in rete che testimoniano il tutto.

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