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Roma, 16 feb – Un euroscettico trasformatosi d’un tratto in europeista? Forse, così almeno sembrava a tutti dopo il sostegno della Lega al governo di Mario Draghi. Eppure Matteo Salvini evita di sperticarsi troppo a difesa di Bruxelles. D’altronde la repentina rivisitazione della linea politica potrebbe scompaginare quella base del suo partito che non ha mai apprezzato l’Ue. Così oggi – a L’aria che tira – il leader leghista lancia una frecciata alla vecchia maniera: “L’euro è irreversibile? C’è solo la morte che è irreversibile”. Un’uscita che non è propriamente piaciuta al segretario del Pd, Nicola Zingaretti. “L’euro e l’Europa sono la dimensione dove pensare e rafforzare il futuro dell’Italia. Dovrebbe essere anche superfluo ripeterlo”, scrive Zingaretti su Twitter replicando a Salvini.

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Salvini e l’incontro “segreto” con Zingaretti

Un botta e risposta scontato fino a pochi giorni fa, da classica schermaglia tra leader di partiti antagonisti. Non fosse che adesso Lega e Pd governano insieme. Oltretutto ieri Zingaretti e Salvini si sono incontrati alla Camera. Un vertice del tutto inatteso e che doveva restare segreto. Poi però Il Fatto Quotidiano immortala i due e Salvini conferma. “Abbiamo parlato di lavoro, del prossimo blocco dei licenziamenti, bisognerà parlare con le parti sociali”, fa sapere il leader leghista. “Conto di incontrare gli altri leader entro la settimana. Oggi spero di incontrare Gelmini e Giovannini”. L’apertura al dialogo con Zingaretti non è però la sola novità in casa Lega.

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Salvini e l’amico Speranza

Ma la mossa senza alcun dubbio più sorprendente riguarda l’apertura al ministro della Salute, Roberto Speranza. “Ha vissuto un anno sotto pressione, non lo invidio, cercheremo di sostenerlo. Ma non è possibile che ci siano medici che dicono una cosa e altri che dicono l’opposto”, dice Salvini a Radio Capital. Per poi aggiungere, sempre riferendosi a Speranza: “C’è un momento in cui bisogna deporre l’ascia di guerra dei partiti, lavorare insieme e parlare di salute e occupazione. Andiamo oltre alle etichette, altrimenti non avrei mai votato Draghi il banchiere”.

La trasmutazione sembra completata, occhio però alla tattica. Perché quando il campo d’applicazione si riduce, le invettive non possono che essere limitate. In parole povere, la Lega non è più all’opposizione e Salvini prova a contenere i toni infuocati. E’ però un agire insidioso, un modus operandi che rischia di impantanarsi e sembrare eccessivamente spregiudicato. Soltanto una sottilissima linea rossa divide la tattica dal tatticismo incomprensibile agli elettori.

Eugenio Palazzini

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