Roma, 30 nov – Fino all’altro ieri, la sinistra italiana se n’è bellamente fregata. Stiamo parlando del Global Compact, il patto Onu sull’immigrazione. Ora che però Salvini e Conte hanno annunciato che l’Italia non firmerà il documento a Marrakech, rimettendo la decisione al Parlamento, ecco che tutti i gendarmi dell’accoglienza danno fiato alle loro trombe globaliste. Tra questi, ovviamente, non potevano mancare i «compagni» di Repubblica. In avanscoperta hanno dunque inviato Andrea Bonanni, il loro corrispondente da Bruxelles. Ebbene, che cosa ci dice il prode Bonanni? Ci dice che Salvini e la Lega, opponendosi alla firma dell’accordo, hanno negato il «diritto del bene». Capito? L’Italia, secondo Repubblica, non è uno Stato che deve tutelare la sovranità, la sicurezza e il benessere del suo popolo, bensì un ospizio di carità che dovrebbe «far del bene» a tutti i disperati della Terra. Indistintamente.

In seconda battuta, Bonanni se la prende con i «movimenti di destra» che, al solito, avrebbero diffuso fake news sull’argomento. E ci dice che il Global Compact andrebbe firmato perché «afferma un principio che, alla luce di quanto avviene nel bacino mediterraneo dopo l’arrivo al potere di Salvini, appare altrettanto rivoluzionario. E cioè che nessuno, per il semplice fatto di aver scelto di migrare, perde i suoi diritti fondamentali alla dignità, alla sicurezza, all’integrità fisica, alla protezione internazionale, ad un lavoro equamente retribuito». Ma è proprio su questi due ultimi punti, caro Bonanni, che casca l’asino: perché mai l’Italia dovrebbe offrire protezione internazionale a chi non scappa da nessuna guerra, ma è solo in cerca di fortuna? Perché mai dovrebbe garantire un lavoro all’ultimo arrivato, quando la disoccupazione giovanile è ai massimi storici? È proprio questo «principio rivoluzionario» affermato dal Global Compact che non ci piace: un immigrato irregolare è un immigrato irregolare, non un rifugiato. Non si possono gestire gli accessi alla frontiere sulla base di princìpi alla todos caballeros, solo per far trionfare un fumoso «diritto del bene».

Bonanni, quindi, si gioca la carta della presunta «innocenza» dell’accordo: «Il documento che sarà approvato a Marrakech non è giuridicamente vincolante. Non compromette la piena sovranità dei firmatari. Ha solo un valore politico e morale». Secondo Repubblica e tutti i prestigiatori no border, all’Onu, a quanto pare, hanno tempo da perdere: ci pagano pur sempre lo stipendio, mettiamoci a scrivere un bel testo di 34 pagine completamente inutile, che non impegna nessuno. E invece, caro Bonanni, la verità è tutt’altra: pur non essendo vincolante in termini di diritto internazionale, il Global Compact è stato tuttavia concepito come il primo passo per arrivare successivamente all’estensione dei diritti dei profughi anche ai cosiddetti «migranti economici». Una trappola, insomma.

Arrivato a questo punto, Bonanni deve infine arrampicarsi sugli specchi: «Smentendo platealmente un altro impegno solennemente preso all’Onu dal presidente del Consiglio (dopo quelli assunti in Europa sulla manovra economica e poi rinnegati) l’Italia perde un altro pezzo di credibilità sulla scena internazionale». Senza contare la lunga lista di Stati che si sono già sfilati dalla firma o che ci stanno seriamente pensando, sembra essere questo il problema per Repubblica: aver perso la stima dell’Internazionale globalista. E sai che dolore…

Valerio Benedetti

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1 commento

  1. Ribadisco nuovamente per l’ennesima volta che, non abbiamo bisogno, non cerchiamo, non siamo obbligati, non esiste nessun tipo e tipologia e alcunché di necessità di avere tra i piedi orde di questi personaggi parassiti che “qualcuno” vuole spostare per abbassare livelli di ricchezza cultura e spazio vitale. Che si spostino questi “qualcuno” e vedremo la solidarietà e l’accoglienza che riceveranno. Ridicoli che non siete altro.

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