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Roma, 11 nov – Ancora minacce per Matteo Salvini. Questa volta l’avvertimento, per nulla velato, è comparso su di un muro del quartiere di Torpignattara (Roma), dove l’ex ministro dell’Interno si era recato in visita poco meno di una settimana fa. “Salvini occhio che l’aria fischia!”, in riferimento al suono dei proiettili che attraversano l’aria quando vengono esplosi da un’arma. “Proiettili, minacce, scritte sui muri. Non mi fate paura, mi fate pena e mi date ancora più forza e coraggio: non mollo e non mollerò, mai!”, così ha risposto il leader del Carroccio all’ennesima intimidazione, stavolta firmata con il simbolo della “A” di anarchia. Una minaccia non così inaspettata nella “sinistrissima” Torpigna, un quartiere da anni e anni al guinzaglio di immigrati e antagonisti terminali.

Ormai è un’abitudine

Ormai Salvini ci ha fatto il callo a queste manifestazioni di amore dei propri opponenti politici, e al silenzio di coloro che si stracciano le vesti quando invece l”odio” viene espresso a parti inverse: è stata con bocca cucita la Raggi, quando al parco Schuster hanno usato la testa di cartapesta del leader del Carroccio come una pignatta e l’hanno presa a bastonate. “Ragazzi, è ufficiale: abbiamo rotto la testa a Salvini”, aveva esultato il dj della serata tenutasi nel rossissimo VIII municipio di Roma e sponsorizzata mediaticamente dai siti istituzionali di Roma Capitale. Tutti muti quando una rom aveva dichiarato ai microfoni di SkyTg24: “Ancora nessuno si è trovato sul punto di far mettere un proiettile in testa a Salvini”. E alla domanda dell’inviata del Giornale: “A Salvini dovrebbero mettere un proiettile in testa?”, la rom ha risposto: “Sì, devono farlo”. O quando a Parma era apparsa la scritta “Spara a Salvini”.

Tutti zitti

Ma tanto anche stavolta sapremo come andrà a finire: nel totale silenzio. Salvini “fomenta odio”, è “divisivo” quindi queste manifestazioni di – chiamiamolo così, con un eufemismo – dissenso sono lecite e non meritano attenzione, non meritano commissioni Segre, scorte o proposte grottesche di nominarlo ad altisonanti cariche dello Stato (non ne avrebbe comunque l’età).

Cristina Gauri

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