Roma, 11 nov — C’è una svolta nelle indagini sul giallo degli attentati incendiari agli esercizi commerciali di Centocelle, ultimi due dei quali alla libreria Pecora Elettrica e al Baraka Bistrot . Esclusa la pista dell’“incendio fascista”, ora i carabinieri del Casilino si concentrano su di un tunisino di 45 anni, senza fissa dimora, fermato dalle forze dell’ordine il 9 ottobre scorso dopo l’incendio che distrusse gazebo e tavoli della pinseria Cento55 in via delle Palme, proprio di fronte alla libreria devastata dal rogo appiccato settimana scorsa. Lo rivela il Messaggero. Uno dei residenti del quartiere notò che aveva le sopracciglia bruciacchiate e lo vide mentre si lavava le mani e riponeva una boccetta di alcol in tasca. Il pubblico ministero, tuttavia, si limitò a denunciarlo a piede libero, non trovando elementi sufficienti per trarlo in arresto.

Così, dopo l’incendio di venerdì notte del Baraka Bistrot, ora gli inquirenti abbandonano l’ipotesi della pista politica e seguono la traccia della malavita organizzata e del controllo territoriale. Non si esclude la matrice straniera, come le bande di nordafricani interessati ad avere in monopolio dello spaccio nell’area intorno al parco del Forte Prenestino; o chi vorrebbe prendere possesso di Centocelle, ex quartiere popolare in forte espansione economica, che negli ultimi tempi ha visto l’apertura di una miriade di localetti come pub, bistrot e negozi di street food. In molti, nei gangli della malavita capitolina, avrebbero messo gli occhi sulla potenzialità di rendere il quartiere una specie di replica delle realtà del Pigneto e di San Lorenzo, quartieri della movida “alternativa” a forte tinta antifascista e piazze di spaccio intensivo di crack, fumo ed eroina. Un realtà, questa, ben lontana dalla teoria della “pista fascista” che i media, i gestori del locale e decine di esponenti del mondo politico e culturale si erano affrettati ad abbracciare subito dopo il rogo della Pecora Elettrica.

Cristina Gauri

1 commento

  1. Trovo assai preoccupante la regolare coesistenza di mondo “antifa” e zeccheria varia con ambienti dello spaccio di droga.
    Non credo si tratti di casualità.

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