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Roma, 8 gen – Passato il giro del boa del nuovo anno, i sondaggi non hanno registrato rivoluzioni di sorta nelle preferenze elettorali degli italiani. Ma alcuni cambiamenti, e nemmeno di poco conto, quelli sì che ci sono stati. Ad esempio, la Lega si ritrova da parecchi mesi a questa parte sotto il 30%. A rilevarlo è l’istituto di sondaggi Ixè per Cartabianca, noto programma di Rai3. E così Salvini, che prima dello strappo di agosto veleggiava verso il 40%, deve fare i conti con uno scenario un po’ diverso. Niente di drammatico, ovviamente: la Lega, con il suo 29,5%, rimane comunque il primo partito italiano, in netto vantaggio rispetto al Partito democratico, che si conferma seconda forza con il 20% dei consensi.



La Meloni scala i sondaggi

Chi invece può sorridere è senz’altro Giorgia Meloni. Il suo partito, infatti, continua a crescere. Fratelli d’Italia è ormai stabilmente sopra il 10%, a conferma del momento magico che la leader romana sta vivendo in questi mesi. Di più: la Meloni, sempre secondo i sondaggi, prosegue la sua ascesa nei consensi anche a livello personale. Per Ixè, ha ormai superato Salvini nell’indice di gradimento dei leader politici (33 contro 32%), seconda solo al premier Giuseppe Conte, che comunque è sceso dal 41 al 40% della fiducia da parte dell’elettorato.

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M5S arenato, sprofonda Renzi

Si mantiene invece stabile il M5S, che si assesta al 16,2% confermandosi terzo partito. Il problema, però, è che sono mesi che i grillini non si schiodano da quella cifra, dimostrandosi incapaci di riprendersi dalla batosta elettorale delle Europee (17,1%). In leggera ripresa, invece, c’è Silvio Berlusconi, con la sua Forza Italia che raggiunge il 7,3%. Il destra-centro, insomma, oggi prenderebbe il 47,5% dei voti, sfiorando la maggioranza assoluta. Chi piange, al contrario, è Matteo Renzi: un panettone indigesto condanna infatti la sua Italia viva al 3,6%. Una percentuale rischiosa che potrebbe non essere sufficiente – soprattutto in ottica riforma elettorale – a garantire all’ex rottamatore di accedere al Parlamento.

Elena Sempione

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1 commento

  1. l’uscita di Salvini sull’assassinio di Soleimani che ha visto il capo della lega appiattito a tappetino a Trump gli ha sicuramente alienato consensi. E ne continuerà a perdere quando diventerà chiara la sua scelta strategica di mantenimento della sudditanza nei confronti degli Usa. Passati i tempi in cui criticava Trump per i misdili sulla Siria, risultati in realtà ben meno letali dell’attacco a Soleimani.
    per risalire la china dovrebbe tornare a dure qualcosa di sovranista

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