Roma, 20 ott – Finché non verrà vietato dal tribunale del bon ton politically correct, continuiamo a dirlo: evviva il sovranismo. E, all’indomani della manifestazione tenutasi a Roma in Piazza San Giovanni, riemerge la necessità, quantomeno per l’Italia, di riappropriarsi di una fetta di quelle sovranità originariamente ceduta all’Unione europea.

Sovranismo a difesa dei confini

Sovranismo, ad oggi, significa desiderare di riscattare la sovranità. Tutta una narrazione falsa e tendenziosa, al contrario, ha scritto un romanzo d’appendice sul sovranismo quale costola del fascismo intriso del solito razzismo che caratterizza chi non si genuflette al raccontino mainstream globalista. È un nuovo “ismo” che si aggiunge a quelli di cui già si abusa per dichiarare indegno il nemico. Epperò c’è molto altro dietro.

L’Italia ha necessità di riscattare la propria sovranità per poter affrontare la questione immigratoria che si sta rivelando la questione più delicata e spinosa, in quanto se non siamo certi di desiderare la sopravvivenza della civiltà europea e italiana, ha ben poco senso rompersi il capo su tutte le altre mille vicende che riempiono la nostra quotidianità. Cos’è la civiltà? Nessuno di noi lo sa, ma quando la vediamo la riconosciamo. Il tasso nostro tasso di natalità, che si aggira sulla soglia della scomparsa, se confrontato con quello degli immigrati che qui giungono o che desiderano giungervi pone il problema della sostituzione etnica che si sta verificando e che si completerà nell’arco di qualche decennio. Il tutto senza tenere di conto del piano suicida della sinistra di regalare la cittadinanza a chicchessia.

L’Europa è sorda e nelle sue fondamenta non è presente alcun accenno a una qualsivoglia forma di passato comune per i popoli europei e di radici cui rimanere aggrappati. In alcuni paesi, principalmente quelli nordici, tale sovrapposizione è già in atto e in alcune zone già completata. Si tratta dei paesi maggiormente secolarizzati. Scriveva Dostoevskij che se Dio non esiste, tutto è permesso. Ecco, una cosa di questo genere.

Si susseguono accordi su accordi, l’ultimo è quello di Malta, incapaci di generare alcuna soluzione definitiva per dichiarare inviolabili i confini dei Paesi membri. Una politica comunitaria non esiste, e probabilmente l’Europa ha in questo senso un piede nella fossa data l’identità degli attentatori islamici che hanno insanguinato le sue città: si trattava di cittadini europei di almeno seconda generazione. La falla nella diga è dunque già presente, e il lassismo suicida verso il flusso di clandestini che colpisce l’Europa da est e da sud ha il sapore della resa dello sconfitto. L’Italia dovrebbe far repubblica per conto proprio, serrando i ranghi e chiudendo i confini data l’irresponsabilità altrui. La snellezza delle istituzioni nazionali potrebbe garantire tutto ciò, al contrario del carrozzone europeo, senza però finire nuovamente nella trappola della ripartizione tardiva.

Riprendere in mano la nostra economia

Il rigorismo economico purchessia, nuovo mantra della sinistra allo sbaraglio, è un dramma che affligge alcuni popoli europei. Il peccato originale fu di creare regole nette e comuni per Stati con economie diverse e affette da problemi particolari. Sarebbe come dare la stessa medicina a diversi pazienti: difficilmente tutti ne trarrebbero beneficio. E in un contesto economico depressivo è stato folle, ma lo è ancora adesso, pensare di mettersi sugli attenti e di tirare le redini a un cavallo che invece avrebbe bisogno di sfogarsi.

In recessione, la politica non può che essere espansiva ed è altamente probabile che l’unico modo per dare fiato all’economia sia fare deficit. Ad oggi è sostanzialmente impossibile essendo noi obbligati a sottostare al parametro del 3% deficit/Pil, e in ogni caso non è mai stato raggiunto da nessun governo pur avendo tutti noi ascoltato mirabolanti promesse su fantomatici pugni da battere sui tavoli e su regole da stravolgere. L’Italia ha affrontato, e sta affrontando, la crisi economica con mani e piedi legate: come potremmo abbassare le tasse in un contesto di depressione se non producendo del deficit mirato?

Il rigore preteso dalla Commissione e dai partner europei, agitando lo spauracchio dei mercati che non ci sosterrebbero sebbene neanche un’asta dei titoli italiani sia mai andata deserta, va nel senso contrario a quello della resurrezione economica. La Grecia è stata massacrata di multe mentre la sua economia agonizzava: è stato come prendere a calcio un moribondo. Che senso ha essere così banalmente dogmatici, così schematici e cosi ottusi di fronte ad una realtà che sistematicamente presenta il conto?

Lorenzo Zuppini

2 Commenti

Commenta