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Roma, 14 apr – “Un mio passo indietro? Assolutamente no“: Roberto Speranza non molla la poltrona e spegne ogni speranza degli italiani. Visto come il principale responsabile della fallimentare gestione della pandemia prima e delle mancate riaperture poi, il ministro della Salute se ne sta lì arroccato sulla linea del rigore e della prudenza, aggrappato alla poltrona del ministero chiave in tempi di Covid-19. Ieri, dopo i rumors su un possibile piano del premier Mario Draghi per convincerlo a lasciare l’incarico con la promessa di una poltrona più prestigiosa, il centrodestra è tornato alla carica. Draghi d’altronde sostituendo il segretario del minuscolo Articolo Uno, che poi sta dentro il contenitore parlamentare di sinistra LeU, eliminerebbe alla radice i continui problemi all’interno della sua maggioranza. Ma per adesso, inspiegabilmente Speranza appare intoccabile.



Il ministro della Salute anello di congiunzione tra Pd e M5S?

Cerchiamo dunque di capire cosa sta succedendo e perché un esponente della maggioranza con così poco peso politico (sotto il 2%) sta dove sta e non intende andarsene. Gli scenaristi più incalliti parlano di figura chiave dell’inciucio Pd-M5S: il compagno Speranza alla Salute, equidistante da dem e grillini è il raccordo tra i due schieramenti nonché argine alle “destre”, come la sinistra ama chiamare i suoi avversari. Pedina strategica che se sostituita segnerebbe lo strapotere del centrodestra nella maggioranza. Infatti i giallofucsia del Conte bis ora difendono con tutte le forze Speranza ministro della Salute per tenere salda l’alleanza. E portarsi a casa i miliardi della riforma della Sanità.

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L’esponente di LeU lasciato sulla poltrona da Draghi

Alla fine della fiera, comunque, l’esponente di LeU sta lì perché quando Draghi ha assegnato i ministeri con la pedissequa applicazione del manuale Cencelli ha lasciato Speranza lì dove stava, come casella occupata da LeU. Peccato che in tempi di pandemia – e non lo dice solo il centrodestra – il ministro si è rivelato inadeguato, già ampiamente nel Conte bis. Ora, nell’esecutivo Draghi, è evidentemente l’ostacolo frapposto tra gli italiani e le agognate e legittime riaperture. Per cui è anche il principale responsabile delle proteste di piazza.

Deve andare via perché lo chiedono gli italiani

Il punto è proprio questo: Speranza non deve andare via perché lo chiede il centrodestra, ma perché lo chiedono a buon diritto i cittadini. Al di là delle conclamante inefficienze nella gestione dell’emergenza sanitaria e dei risvolti giudiziari – come l’indagine di Bergamo sul piano pandemico che vede coinvolto il suo capo di gabinetto e Ranieri Guerra dell’Oms – il ministro va sostituito per imprimere quel cambio di passo annunciato da Draghi ma mai operato. Il sostituto c’è già, sarebbe perfetto peraltro – per la sua impostazione più scientifica e meno ideologica – il suo vice Pierpaolo Sileri, che da settimane infatti dice che bisognerebbe partire con le riaperture. L’esponente di LeU potrebbe invece andare a sostituire Sandra Gallina, l’italiana che ha trattato con le aziende farmaceutiche sui vaccini per conto della Commissione Ue.

Alla fine Salvini si farà andare giù pure questa?

Ma il punto è che il delicato equilibrio della maggioranza allo stato attuale si regge su i giallofucsia che difendono Speranza e Lega e Forza Italia che chiedono che sia sostituito. A questi va aggiunto Matteo Renzi che con Italia Viva chiede una commissione d’inchiesta sugli errori commessi nell’emergenza sanitaria. “E’ una battaglia politica e non mi scandalizzo“, fa spallucce il ministro sotto assedio. Per Draghi è solo questione di pazienza, dunque. Anche perché Salvini allo stato attuale non sembra orientato verso un Papeete bis, al governo ci vuole restare. A costo di farsi andar giù (anche) Speranza. Il problema, lo ripetiamo, è che così non si fa il bene del Paese, si continuano a danneggiare gli italiani. Ogni giorno che passa con Speranza alla Salute è un giorno in meno di ossigeno per le imprese in ginocchio, di libertà per i cittadini.

Adolfo Spezzaferro

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