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Roma, 14 ott – E’ scontro governo-Regioni sul Dpcm. Il nuovo decreto del premier con le restrizioni anti-contagio non piace ai governatori, soprattutto sul fronte dei trasporti, della scuola e del coprifuoco per bar e ristoranti. Il nodo trasporto pubblico – come garantire il servizio nel rispetto delle norme di distanziamento – è sul tavolo della riunione preliminare di oggi al ministero dei Trasporti, poi ci sarà il vertice con la Conferenza delle Regioni. Alcuni governatori – Luca Zaia in testa – spingono per la didattica a distanza per gli ultimi anni delle superiori per decongestionare i trasporti, ma Giuseppe Conte difende la linea del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina: “Le scuole rimangano aperte”. Quello che serve pertanto – è evidente – è potenziare il settore del trasporto locale, vista la capienza ridotta (per adesso) all’80%.

La Conferenza delle Regioni chiede di incrementare il trasporto locale

Dal canto suo la commissione Trasporti della Conferenza delle Regioni condanna “il netto diniego del ministro Azzolina”, “è sbrigativo e irresponsabile”. In generale, la commissione lancia l’allarme e se la prende con il governo giallofucsia: “Se non diminuisce l’utenza per abbassare la capienza dei mezzi, occorre incrementare le linee. Ma non sono all’orizzonte stanziamenti aggiuntivi su questo. Per passare all’azione occorre avere le risorse necessarie”. Ma non solo, la commissione fa presente che “gli scuolabus sono di competenza dei Comuni e pare che ancora non siano state erogate le risorse“.

Bonaccini: “Chiusura a mezzanotte produrrà qualche danno. Servono forme di ristoro”

Il punto è che le Regioni, anche quelle governate dal centrosinistra, rivendicano il loro diritto a scelte autonome. Anche il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini è critico sul Dpcm: “Se l’esecutivo ci avesse dato qualche ora in più di confronto forse si poteva fare meglio. E la chiusura a mezzanotte dei locali produrrà qualche danno”. Ecco perché il presidente della Conferenza delle Regioni chiede “forme di ristoro per i settori e le attività economiche interessati dalle limitazioni del decreto” e fa presente che va “chiarito il concetto di ‘festa'”.

Governatori di centrodestra all’attacco

Ci vanno giù più pesante i governatori di centrodestra. Il friulano Massimiliano Fedriga fa presente che “visto che sono state rigettate quasi tutte le condizioni dettate dalle Regioni, il parere della Conferenza non può che essere negativo”. Il ligure Giovanni Toti gli fa eco: “Non una proposta è stata recepita, non c’è nessun segnale di dialogo”. Il veneto Luca Zaia vuole che il Dpcm venga riscritto: “Faccio un esempio che può sembrare marginale, quello dei matrimoni. Noi chiedevamo una misura di salvaguardia. Ad esempio, chi ha già organizzato il matrimonio per il prossimo sabato e domenica come fa a ridurre di punto in bianco gli invitati?”, è l’obiezione del leghista. Zaia poi esprime forte preoccupazione per l’assenza di misure economiche: “Capisco la volontà di salvaguardare la salute dei cittadini. Ma dietro a ogni provvedimento restrittivo ci deve essere un provvedimento economico di sostegno per quelle attività. I sacrifici devono essere remunerati”.

Boccia: “La salute viene prima del business”

Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia fa il vago: “Mi pare che siano le Regioni stesse ad essere soddisfatte di molte misure da loro chieste e accolte, dai test ai tamponi, alla quarantena”. Poi però il dem chiarisce: “Io guardo prima la difesa della salute e poi le ragioni del business. Il business viene dopo, senza salute non c’è business“. Sul nodo trasporti interviene anche il ministro della Salute Roberto Speranza: “Secondo me dobbiamo provare a lavorare su due ambiti: uno è quello di favorire la possibilità di rafforzamento dello smart working che in questa fase andrebbe ulteriormente incrementata. La seconda strada è quella di incentivare ancora di più la differenziazione degli orari di ingresso nelle scuole e negli uffici pubblici. Io partirei da queste due strade”.

Insomma, il governo giallofucsia vuole tappare in casa gli italiani senza un lockdown ufficiale, semplicemente non lasciando alternative. Niente bus? Lavori da casa. Niente soldi per compensare il coprifuoco? Ma pensa alla salute, quella non ha prezzo.

Adolfo Spezzaferro

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