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Roma, 18 apr – Sull’operato e sulla natura del ministro Speranza si potrebbero scrivere libri che, sicuramente, sarebbero più sensati e veritieri di quello, invece, scritto (e poi ritirato dal commercio) a maggio 2020. I paradossi passano dall’incompetenza oggettiva, ovvero quella della mancanza di titoli che concernono al suo ruolo, fino a quella politica. In quest’ultimo caso, infatti, ci ritroviamo alla guida di uno dei ministeri fondamentali in questo periodo storico una persona che non solo non è un tecnico, ma non rappresenta nemmeno nessuno a livello elettorale. “Vantando” solo un seggio alla Camera ed uno al Senato, come appoggio al Governo Draghi.

Speranza: un anno di disastri

Pensare di parlare del ministro Speranza, nonché segretario di Articolo Uno, e incentrare il discorso sul suo libro sarebbe, francamente, come sparare sulla Croce Rossa. Nonostante la gravità della cosa, è solo la punta di un iceberg contro cui l’Italia ha sbattuto in quest’ultimo anno.

Un altro punto, indiscutibilmente centrale, è che Speranza ha sicuramente una o, meglio, un gruppo di persone alle sue spalle che difende e manovra la maggior parte delle sue mosse. Questo anche perché, senza avallare tesi degne dei peggiori complottisti “leoni da tastiera”, in caso contrario, sarebbe impensabile non aver ottenuto ancora la sua testa. Pupillo del duo Conte-Casalino, Speranza ha contribuito in modo disarmante al collasso economico e sociale del secondo trimestre dello scorso anno. I molti ritardi iniziali sono, inoltre, colpa, anche dell’ex commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri.

Articolo Uno, partito non pervenuto

Il partito del ministro rappresenta, nel nome, in modo paradossale i suoi elettori: uno. E’, sicuramente, questo uno dei grandi motivi che spingono la stragrande maggioranza della popolazione a chiedere la sostituzione di Speranza. In un governo-minestrone che quindi, avrebbe la possibilità di affacciarsi ad un grande bacino di rappresentanza e competenza nel mondo medico, per un assurdo caso, vede la così tanto richiesta discontinuità bloccata proprio nel ministero più importante.

Le motivazioni possono essere molteplici. Una di queste è l’atteggiamento del premier Draghi, il quale non perde occasione per ribadire la sua totale fiducia sull’operato di Speranza. Anzi, aggiunge che è stato proprio lui, in prima persona, a chiedere la sua riconferma. Un’altra motivazione, esposta dalla sinistra, riguarda la delicatezza di quel ruolo e di quanto potesse essere controproducente, nel momento del rimpasto di governo, una riprogrammazione totale del dicastero.

Il finto cambio di passo per calmare le acque

Agli occhi dei malpensanti, questi ultimi giorni sono stati oggetto di riflessione, soprattutto, per le scelte enunciate nella conferenza stampa di venerdì 16. Nei giorni appena precedenti alla discussione del nuovo decreto, si sono succedute diverse circostanze, che hanno portato molti interrogativi. In primis, c’è lo scandalo sul libro. In secondo luogo sono emersi importanti silenzi sui rapporti tra il ministero, la Protezione civile e il Cts: dati e documenti, descritti estremamente segreti, non potevano essere rivelati ad alcuni partecipanti ai lavori del Ministero (come lo stesso Sileri). Ultima, ma non per importanza, la proposta di Giorgia Meloni intenzionata a portare avanti una mozione di sfiducia.

Dopo questa serie di “casualità”, le parole, che da Fazio su Rai Uno erano sembrate tutto tranne che aperturiste e confortanti, si sono trasformate, in meno di 72 ore, in un programma di riaperture graduali già dal mese di aprile e non solo. Nelle sue dichiarazioni sul decreto, il ministro ha anche scoperto che i contagi all’aria aperta sono di gran lunga minori rispetto ai luoghi chiusi. In questo momento di sconforto economico e sociale, sembra proprio che, ironicamente, il ministro è “l’unica Speranza ultima a morire”.

Ilario Maiolo

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