Schermata 2015-10-27 alle 16.01.53Roma, 27 ott – A questo punto farebbero prima a mettere direttamente fuorilegge tutta una serie di opinioni ritenute ormai intollerabili. Eviteremmo, se non altro, di subire l’ipocrita levata di scudi circa le opinioni personali del giudice Carlo Deodato, relatore della sentenza del Consiglio di Stato che boccia le trascrizioni fatte dai sindaci italiani di nozze gay contratte all’estero.

L’uomo, che ha un profilo twitter, si definisce “giurista, cattolico, sposato e padre di due figli. Uomo libero e osservatore indipendente di politica, giurisdizione, costumi, società”. Sulla sua pagina non mancano richiami alla “famiglia tradizionale” e a battaglie come quella delle “Sentinelle in piedi”.

Ora, sulle pagine del Primato nazionale abbiamo più volte richiamato l’attenzione sulla necessità di un linguaggio laico per portare avanti certe battaglie. Al di là di questa necessità politica, resta tuttavia il diritto assoluto di Deodato e di chiunque altri di poter avere le proprie opinioni e di poterle liberamente esprimere, quali esse siano.

Del resto immaginiamo che se il giudice avesse espresso con altrettanta franchezza idee favorevoli alle unioni gay nessuno avrebbe protestato. Il problema, insomma, non è la parzialità o meno del magistrato, ma proprio il contenuto delle sue idee, sgradite alle associazioni lgbt. A questo punto diteci direttamente le opinioni consentite e quelle proibite. Così facciamo prima.

Giuliano Lebelli

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