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Roma, 12 dic – CasaPound ha vinto il ricorso contro Facebook per l’oscuramento della pagina ufficiale del movimento politico e di quella dell’utente che la amministrava. Il Primato Nazionale ha intervistato l’avvocato Guido Colaiacovo, che insieme al collega Augusto Sinagra, ha difeso CasaPound e Davide di Stefano, in qualità di amministratore della pagina ufficiale di Facebook del movimento. Colaiacovo ci ha spiegato come è stata impostata la battaglia legale e le motivazioni del provvedimento del giudice. “Non stiamo parlando del profilo di un singolo utente. Qui stiamo parlando di impedire la comunicazione di un’associazione politica con oltre 270 mila utenti. E’ questo in sostanza ciò che ha riconosciuto il giudice, dando ragione a CasaPound, sempre sulla base del rispetto delle regole contrattuali di Facebook”.



Che cosa è successo?

“C’è stata la disattivazione delle pagine da parte di Facebook lo scorso 9 settembre. Noi abbiamo presentato un ricorso cautelare al Tribunale di Roma, chiedendo che la pagina ufficiale di CasaPound venisse riattivata. E insieme a questa pagina anche quella dell’utente amministratore della pagina del movimento. Questo perché se riattivi la pagina in questione senza riattivare l’account di chi materialmente la gestisce, la riattivazione è inutile”.

Il ricorso nello specifico che cosa dice?

“Innanzitutto abbiamo dedotto che la contestazione che aveva fatto Facebook era assolutamente generica. Ossia non erano indicati degli specifici contenuti che avrebbero violato la policy o gli standard della community. E abbiamo detto, anche sulla base della sentenza del Tribunale di Roma che dava ragione all’associazione politica contro la figlia di Ezra Pound sull’utilizzo del nome, che CasaPound è un’associazione assolutamente legittima, che non pone in essere comportamenti di stampo discriminatorio o condotte riconducibili all’odio”.

E quindi?

“Quindi il ricorso l’abbiamo incanalato soprattutto nella prospettiva contrattuale. Nel senso che abbiamo detto che si trattava di applicare un contratto tra privati pur mettendo sullo sfondo le questioni di carattere costituzionale. Questo perché Facebook è comunque un servizio privato, anche se nel provvedimento il giudice ha riconosciuto che ha una rilevanza importante il ruolo che ha assunto il social nella comunicazione politica. Ebbene, noi abbiamo detto che siccome CasaPound non ha mai posto in essere condotte lesive degli standard della community, è assolutamente nel rispetto delle regole contrattuali. Tanto è vero che Facebook non ha mai sollevato questioni”.

E il giudice vi ha dato ragione…

“Esattamente”.

Esistono precedenti di provvedimenti di questo tipo?

“No, precedenti con movimenti politici non ne esistono. C’era una sentenza del Tribunale di Pordenone con un privato a cui avevano chiuso il profilo. Ma in quel caso la situazione era diversa: un privato ha un rilievo diverso rispetto a un’associazione politica. Nel senso che devono essere più larghi i margini entro i quali deve essere interpretata la violazione della policy. Facebook è innegabile che abbia assunto un ruolo importante nella comunicazione politica: le clausole contrattuali e le violazioni della policy devono essere interpretate in questa ottica”.

Che cosa significa?

“Che se si manda un messaggio politico, sempre nei limiti delle norme della community, è necessario che si tenga conto della rilevanza pubblica che il messaggio ha assunto. Questo non si può negare: lo dice anche il giudice nell’ordinanza”.

E adesso che succede?

“Esiste sempre la possibilità di un ricorso da parte di Facebook, entro 15 giorni da oggi. Anche perché questo è un provvedimento cautelare. Poi ci sarà la causa di merito, per stabilire il risarcimento del danno che Facebook dovrà corrispondere per questi due mesi e mezzo di sospensione delle pagine”.

I tempi di riattivazione delle pagine?

“Il giudice ha stabilito che vanno riattivate immediatamente. E che per ogni giorno di ritardo Facebook deve corrispondere 800 euro per ciascuna delle pagine”.

Adolfo Spezzaferro

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