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Roma, 26 mag – “Adesso avanti con la causa di risarcimento“. Il Tribunale civile di Roma ha respinto il reclamo presentato da Facebook contro l’ordinanza cautelare che ordinava la riattivazione della pagina principale di CasaPound Italia. L’udienza in cui social network presentava il reclamo si era tenuta il 14 febbraio scorso. Oggi quel reclamo è stato respinto: le disposizioni del giudice Stefania Garrisi sono state confermate. Pertanto la pagina di CasaPound e il profilo di Davide Di Stefano (amministratore della pagina ufficiale di Facebook del movimento), difesi dagli avvocati Augusto Sinagra e Guido Colaiacovo, restano attivi. Facebook viene inoltre condannato al pagamento delle spese legali per 12mila euro. Ne abbiamo parlato con Colaiacovo per capire che cosa succede adesso che la vicenda cautelare si è conclusa con la vittoria contro Facebook.

Il provvedimento di oggi è definitivo?

Sì. Facebook non può più impugnare l’ordinanza cautelare, il tribunale ha dato ragione a noi definitivamente.

Possiamo dire che con questa decisione del giudice la Costituzione italiana ha vinto sulla policy, sulle regole di un social network privato?

L’ordinanza individua un punto di equilibrio tra i diritti e i doveri del social network e quelli dell’utente dall’altro. E che entrambi devono rispettare le previsioni costituzionali per poter invocare la tutela che queste riconoscono. Insomma, Facebook deve rispettare i diritti sanciti dalla nostra Carta in materia di libertà di associazione e libertà di pensiero.

E adesso che succede?

Con la chiusura della vicenda cautelare ora ci occuperemo della causa di merito.

Di che cosa si tratta?

E’ la causa vera e propria, per il risarcimento di CasaPound e di Davide Di Stefano per il danno subìto. La prima udienza di trattazione l’abbiamo fissata per l’8 ottobre, ma la data dovrà essere confermata dal giudice.

Il risarcimento dovrà essere calcolato in base al danno subito dall’oscuramento delle pagine del movimento perpetuato ingiustamente per mesi?

Esattamente. Così come abbiamo fatto tutto il necessario per far riaprire subito le pagine chiuse, in modo tale che il movimento non scomparisse dai social mentre si andava avanti con la causa, ora chiederemo un risarcimento congruo. E il giudice potrà darci torto o ragione.

Possiamo dire che il provvedimento di oggi lascia ben sperare?

Quello che possiamo dire è che il punto di equilibrio individuato è frutto di una attenta ponderazione che inserisce la causa nella cornice dei diritti costituzionali e che per questo appare difficile da modificare e quindi dovrebbe essere ribadita nella causa di merito.

Adolfo Spezzaferro

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