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Vicenza, 26 giu – Un euro e un punto di Pil. Tanto costerà, rispettivamente a Intesa Sanpaolo e alle casse dello Stato, il salvataggio delle banche venete Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Scongiurato il bail in e le sue drammatiche conseguenze, la soluzione alle difficoltà delle due popolari del nord est non sarà comunque indolore. I correntisti e buona parte degli obbligazionisti sono sì salvi, ma allo stesso tempo sul piatto ci sono 600 filiali a rischio chiusura e 4mila dipendenti (su 11mila) destinati a far le valigie. Senza considerare il mostruoso esborso a carico dei conti pubblici.

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Le cifre, in effetti, sono notevoli. Non quelle di Intesa Sanpaolo che mette sul piatto un euro, non di più, per farsi carico della cosiddetta “good bank“, la parte relativamente sana delle banche venete. Lo Stato, da parte sua, offre invece subito 5 miliardi per adeguare la dotazione patrimoniale dell’istituto milanese, al fine di non peggiorare i suoi coefficienti di bilancio sui quali vigila sempre l’occhiuta Bce. Questi 5 miliardi servono anche a ristorare i detentori di obbligazioni subordinate, che verranno rimborsati dal pubblico almeno per l’80% del valore dei loro titoli, con il resto lasciato nelle grazie di Intesa. La quale, per inciso, mette le mani su 1000 nuove filiali ed ha la facoltà di selezionare attivi per circa 40 miliardi, ma di converso punta a quasi dimezzare la pianta organica, sia pur su base “volontaria”.

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Potrebbe bastare così, e invece no: sono già pronti sul piatto altri 12 miliardi di garanzie perché non si sa mai, alcuni crediti fra quelli acquisiti potrebbero essere in bonis ma a rischio. È nel gioco dell’imprenditoria, si dirà, una minima propensione al rischio. Non per Ca’ de Sass, che se intende mettersi in gioco vuole una copertura solida. Pubblica ovviamente, perché non sia mai che i privati intendano investire più dell’euro simbolico.

E così, dopo gli oltre 6 miliardi buttati in Monte dei Paschi, per le banche venete lo Stato apre di nuovo i cordoni della borsa attingendo ad altri 17 miliardi di euro – un punto di Pil, come detto – dei contribuenti per puntellare un sistema del credito sempre più in difficoltà. Padoan rassicura che non graveranno sui conti pubblici, dato che si tratta di somme già stanziate. Mente sapendo di mentire, perché non basta giocare sulla parola “stanziamento” per far finta che quei miliardi regalati – di fatto – alle banche non usciranno dalle casse dello Stato. In altri momenti l’intervento pubblico avrebbe fatto gridare allo scandalo, ora è il momento del silenzio: tutti statalisti quando vi esplodono le banche in mano?

Filippo Burla

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