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Bud Spencer sganassoni nazionalpopolariRoma, 28 giu – È di quelle notizie che ti prendono al cuore, che arrivano inaspettate anche se del tutto logiche. Perché Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, in effetti aveva 86 anni e da anni era malato, ma in fondo in fondo per tutti lui era solo il grande Bud, una sorta di icona immortale che ha accompagnato generazioni e generazioni con i suoi film in solitario e soprattutto con Terence Hill, con cui ha formato una coppia archetipica inimitabile.
 Sicuramente ora ci sarà chi storcerà il naso a ricordare i suoi film, magari li definirà banali o perfino stupidi. Ma non ci curiamo certo di certa gente, che neanche merita di essere guardata prima che gli si passi oltre. Perché i film di Bud Spencer erano sì banali, erano sì semplici, ma erano di una genuinità molto più sana di molti polpettoni, che a differenza degli amatissimi film tutti cazzotti di Bud a tutte le persone sane di mente hanno fatto, e continuano a fare, solo schifo. 
Erano film con dei protagonisti stradaioli, mai corretti, sempre “border line” nelle loro scelte morali, spesso truffatori, ladri, o anche semplicemente amanti dell’avventura oltre i limiti o degli sport estremi, ma comunque sempre pronti a prendere sonoramente a cazzottoni e schiaffoni chiunque provasse loro a far torto, chiunque provasse ad ostacolarli, chiunque provasse a spiegar loro le regole del gioco.



Il burbero Bud Spencer, grande grosso ingenuo come un bambino sognante, rimarrà per sempre nei cuori di chi ha amato sopra ogni cosa il bandito Bambino, la “mano sinistra del diavolo” di Lo Chiamavano Trinità, o l’avventuriero di Chi Trova un Amico trova un Tesoro, che smarrito nel Pacifico troverà un tesoro con il suo compare non prima di aver trovato un “soldato fantasma” nipponico che ancora combatte la sua guerra – un chiaro omaggio a Hiro Onoda – o l’ex detenuto di Nati con la Camicia, che scambiato per agente della CIA arriverà a sventare un piano di terrorismo globale in stile Spectre pur di assicurarsi soltanto la sua amata valigetta piena di soldi. O anche il frate missionario di Porgi l’Altra Guancia, che getta la tonaca e si mette contro tanto il governatore quanto la curia pur di proteggere le tradizioni e i culti indigeni dei popoli della foresta. Per poi arrivare ai film in solitario, come Bomber e Bulldozer in cui si scontra con i bulli – sempre militari di basi americane – ma mai solo per difendere le “vittime” ma per insegnar loro ad essere uomini e a rispondere agli schiaffi, perché altrimenti si rimane solo degli sfigati. 
Per non parlare della raffigurazione comico satirica di Ettore Fieramosca nel film Soldato di Ventura, con la rivisitazione della disfida di Barletta in cui uno spettatore poco attento potrebbe vedere una satira anti-nazionale con l’italiano ridotto alla solita macchietta del truffatore e del ladruncolo, ma che in realtà esprime tutta la tragedia eroica di un popolo che ha perso la sua identità e la sua unità in mano agli interessi stranieri, che davvero ora è formato da ladri, truffatori, pirati e inventori creduti ciarlatani, ma che al momento giusto sa dimostrare a tutti quanto sia geniale, combattivo, coraggioso e testardamente votato alla vittoria e al riscatto dell’onore.

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Carlo Pedersoli in realtà era stato anche uno sportivo, un campione di nuoto che ha vinto 11 medaglie d’oro ai campionati nazionali, una medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Barcellona ’55 e che era arrivato fino in semifinale alle Olimpiadi di Melbourne del ’56. Ma lui stesso aveva abbandonato quel mondo, stanco dei circoli e “stanco di vivere ai Parioli” come lui stesso aveva ammesso. Stufo della mondanità elitaria e della burocrazia, eterno bambino come il suo Banana Joe, anche nella spiritualità Bud Spencer si è distinto per la sua genuinità scevra di fronzoli e per questo molto più profonda di molte finzioni dei suoi colleghi. “La morte non mi fa paura: da cattolico, provo curiosità, piuttosto. Sì, curiosità di sbirciare oltre, come il ragazzino che smonta il giocattolo per vedere come funziona. Naturalmente è una curiosità che non ho alcuna fretta di soddisfare, ma non vivo nell’attesa e nel timore. Una canzone che racchiude bene la mia filosofia: “Futtetenne”, ovvero fregatene. Quando il Padreterno mi chiamerà, voglio andare a vedere che cosa succede. Perché se non succede niente, m’incazzo. M’hai fatto alzare ogni mattina per ottantasette anni per non andare, alla fine, da nessuna parte? Io, di fronte a tante cose enormi che non comprendiamo, mi posso attaccare solo a lui. E sperare che quando mi chiamerà, mi si chiarirà tutto. Perché oggi, mi dia retta, non si capisce proprio più niente”. 
E ce lo immaginiamo tutti ora al suo cospetto, magari incazzato mentre minaccia qualche santo a suon di ceffoni per farsi spiegare come funziona tutto e soprattutto mentre fa disperare il direttore del coro angelico della Rosa dei Beati mentre canta “la la la la lalla” in falsetto e tenta di muovere le labbra borbottanti con la mano.

Carlomanno Adinolfi

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2 Commenti

  1. Addio Carlo, anzi Bud perché è così che ti ho sempre conosciuto.
    Grazie per tutte le risate che mi hai regalato.
    Nazionalpopolari ? e allora, cosa c’è di meglio ?
    Ti sia lieve la terra.

  2. Purtroppo oggi le nuove generazioni non avranno più niente da smontare per curiosità’ ,neanche un semplice cellulare o un vecchio pc …..una grande generazione e’ andata via con loro quel che restava della curiosità della vita vera .Buona smartliberta’ a tutti .Grande Petersoli o Bud , ora saprai chi comanda il mondo

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