Roma, 30 dic — Colpevole di cinque capi di imputazione su sei, finirà probabilmente la sua vita in carcere: al termine di un processo durato quasi un mese e dopo cinque giorni di discussioni la giuria ha condannato Ghislaine Maxwell. Per la compagna-complice del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein, morto suicida in circostanze misteriose mentre attendeva di essere processato, i reati vanno dal traffico sessuale di minori all’adescamento, dal trasporto illegale di minorenni alla cospirazione. Rischia fino a 40 anni di carcere. 

Ghislaine Maxwell condannata

La donna era finita in manette un anno e mezzo fa al termine di una rocambolesca fuga durata mesi, accusata di avere reclutato decine di minorenni da dare in pasto allo stesso Epstein, spesso approfittando dell’indigenza delle vittime che venivano convinte a prostituirsi. Non solo: secondo l’accusa la Maxwell, oltre a essere la «manager» dei sordidi traffici, avrebbe anche partecipato attivamente agli abusi e alle violenze sia nella casa di Epstein, a Manhattan, sia nelle ville di Palm Beach e in New Mexico. Secondo il procuratore di Manhattan Ghislaine «reclutava, plasmava e addestrava» le ragazzine, tutte adolescenti, di cui Epstein e i suoi blasonati ospiti abusavano. Sono state le testimonianze di quattro delle vittime a comporre l’impianto accusatorio.

Predatrice sofisticata

«Ghislaine Maxwell non avrebbe mai pensato che un giorno queste donne avrebbero avuto il coraggio di uscire allo scoperto accusando lei e Jeffrey Epstein per gli abusi sessuali commessi nell’arco di molti anni. Per lei queste ragazze erano solo spazzatura umana», ha detto nell’arringa finale la procuratrice dell’accusa Maurene Comey, descrivendo la Maxwell come «predatrice sofisticata che cercava ragazze giovani e psicologicamente vulnerabili», che partecipava lei stessa a molti di questi abusi sessuali.

La testimonianza delle vittime

Nel corso del processo l’accusa ha portato le testimonianze di 24 persone, schiacciando la linea della difesa che dipingeva la Maxwell come capro espiatorio del caso Epstein. Non ha pagato, quindi, la decisione dell’imputata di evitare la testimonianza in prima persona, mandando avanti i propri legali, le cui tesi giuridiche nulla hanno potuto contro gli schiaccianti racconti degli abusi presentati dalle stesse vittime. Si tratta di tre donne sotto pseudonimo, oggi quarantenni, mentre la quarta, la psicologa Annie Farmer, ha deciso di testimoniare con la propria identità.

Dai racconti emerge come le minorenni furono adescate dalla Maxwell quando avevano 14 anni, scelte in base all’aspetto fisico e alla vulnerabilità — le prede venivano spesso cercate tra le famiglie indigenti, o le figlie di un solo genitore — e abusate nelle residenze di Epstein a New York, in Florida e in New Mexico. 

Cristina Gauri

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