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Roma, 16 set – Niente da fare: gli “espertoni” decidono di non decidere e in Italia la quarantena resta di 14 giorni. Ieri il Comitato tecnico scientifico ha analizzato la possibilità di ridurre il tempo di isolamento in caso di contagio, alla luce delle nuove evidenze scientifiche e sulla scorta di Paesi come la Francia che hanno dimezzato la quarantena. Alla fine però il Cts si è preso altro tempo. “Al momento la linea è quella prudenziale del mantenimento dei 14 giorni” di quarantena, precisa il fantomatico Walter Ricciardi, ex attore e consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, intervenuto a SkyTg24.

Ricciardi: “Riduzione della Francia a 7 giorni ci lascia perplessi”

Ricciardi, tristemente noto per essersi spacciato come dirigente dell’Oms per poi essere smentito dall’organizzazione stessa, riporta che ieri al Cts “è stata avviata la discussione sulla base di due documenti internazionali. Il primo della Francia, che ha ridotto in una maniera che ci ha lasciato estremamente perplessi” la quarantena “a 7 giorni, e in questo modo si perde una quantità enorme di soggetti infetti. E poi della Germania che ha proposto di abbassarla a 10 giorni. Siamo rimasti” d’accordo di valutare queste ipotesi, “anche se permane sia da parte dell’Oms che dell’Ecdc l’indicazione a 14 giorni. Entrambe queste istituzioni ci dicono che, se si abbassa la durata – fa presente il medico – si arriva a perdere il 10%” dei casi, “e in una situazione come quella francese, questo significa che si perdono 1.000 casi al giorno”. “Al momento la linea è questa, ma abbiamo anche detto che è importante che queste decisioni vengano prese con un coordinamento internazionale. Queste misure non possono essere prese dai singoli Paesi”, conclude.

Crisanti: “Con tampone obbligatorio finale favorevole a riduzione”

A sentire gli esperti non schierati con il governo giallofucsia, in primis Matteo Bassetti, anche in Italia ci sono le condizioni per ridurre la quarantena a 7 giorni, o al massimo a 10, visti i costi sociali ed economici che comporta tenere le persone a casa, lontane dal lavoro, in un momento di crisi molto grave. Anche l’infettivologo Andrea Crisanti apre alla possibilità di ridurre il periodo di isolamento: “E’ molto rischioso ma con questa ulteriore verifica” di un tampone obbligatorio finale “potrei essere d’accordo“. “Il problema però – sottolinea in un’intervista alla Stampa – è sempre la mancanza di tamponi. Immaginiamo cosa potrebbe succedere in una fase di aumento del contagio con tante persone quarantenate in attesa di altrettante verifiche”. “Il problema – insiste – è che in Italia si fanno 95mila tamponi al giorno contro i 350mila dell’Inghilterra. Ne sarebbero necessari altrettanti – fa presente – e per contenere il coronavirus non c’è altra via. Il rischio altrimenti è di arrivare a un contagio diffuso”.

Adolfo Spezzaferro

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