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Quando i Cobas mandano in crisi un’azienda: il caso della Stef nel Lodigiano

by admin
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Si cobas

Casaletto Lodigiano, 30 nov – Non bastavano gli scioperi e i blocchi delle produzione. Ora sono arrivati anche gli atti di vandalismo. Nella cooperativa Utopia che gestisce il personale della filiale di Casaletto Lodigiano della Stef, multinazionale specializzata nel trasporto del fresco, i Cobas stanno mandando in crisi l’azienda. E ora arrivano anche le ritorsioni sulle auto degli altri dipendenti, definiti “crumiri”. Il problema è che non esiste un valido motivo per le loro rivendicazioni e la maggior parte dei 150 lavoratori regolarmente assunti è contraria ai blocchi del lavoro.

Tutto comincia circa sei/sette mesi orsono, quando uno sparuto gruppo di dipendenti, poco più di 20 in tutto per la maggior parte immigrati indiani e africani, si iscrive a una sottosigla dei Cobas, la Si Cobas. Da allora finisce la pace nell’azienda che fino a quel momento non aveva mai avuto alcun problema e dove i dipendenti mai si erano lamentati per le condizioni di lavoro.

Ma ai Cobas questo non interessa e cominciano a rivendicare pretese che a detta degli stessi dipendenti sono assurde. Indennità del fresco, quando loro il fresco non lo lavorano nelle celle frigorifere ma lo trasportano soltanto. E poi chiedono venga applicato loro il contratto nazionale di categoria, che già hanno. I più esagitati tra i nuovi sindacalisti imbracciano il megafono, si mettono una bandiera rossa sulle spalle e cominciano a parlare, a vanvera, di lavoro a cottimo. Organizzano scioperi e blocchi della produzione, con tanto di picchetti che rendono difficile la vita a quanti non condividono le loro proteste. Esponenti dei centri sociali e operai di aziende vicine danno loro man forte, anche per fare numero dato che su 150 dipendenti solo in 20 vogliono scioperare.

Il risultato è che in sei mesi sono stati fatti sei blocchi, a molti camion è stato impedito l’accesso all’azienda e molti clienti hanno optato per recedere dal contratto e rivolgersi ad altri distributori. Ora il magazzino di stoccaggio sta andando in crisi e rischia di chiudere, i dipendenti di essere licenziati, o se va bene delocalizzati chissà dove. A poco servono i turni massacranti che i dipendenti ligi al loro dovere sono costretti a fare pur di tenersi caro il cliente e consegnare la merce per tempo. Senza considerare che il fresco è un prodotto di facile deperimento.

L’ultimo episodio questa notte, quando dopo numerosi atti di vandalismo ai danni delle auto dei dipendenti, l’auto di una di loro è stata data alle fiamme. Nessuno sa chi sia stato, le telecamere non riescono a riprendere tutto il parcheggio. I dipendenti hanno qualche sospetto ma sono terrorizzati, sia dai loro colleghi sindacalisti sia dall’andare a lavorare, dove ormai sembra rischino la pelle.

Anna Pedri

 

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4 comments

Carlo 30 Novembre 2017 - 4:24

Roba da biennio rosso….dove queste canaglie mettono piede distruggono e poco importa se ci vanno di mezzo i colleghi che perderanno cosi’ il lavoro. A forza di fare rivendicazioni inutili in tempo di crisi si rimane a casa.
Gli operai che intendono lavorare dovrebbero organizzarsi e prendere a pedate questi quattro cialtroni di pseudosindacalisti.

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ANTERO 1 Dicembre 2017 - 11:29

Cobas … Comitato Ostativo Bolscevichi Attivi Sinistramente ?

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serena 1 Dicembre 2017 - 1:13

Per fortuna in questo nuovo ufficio non ci sono sindacati né sindacalisti, nemmeno le RSU, e si vive in pace e si lavora tutti in pace

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Caio Sempronio 1 Dicembre 2017 - 6:15

Evidentemente l’autrice di questo articolo non ha mai svolto mansioni nel settore della logistica e basa la sua “inchiesta giornalistica” unicamente sulla testimonianza, per altro nemmeno riportata direttamente, di alcuni dipendenti.
Se -come chi scrive- avesse maturato un’esperienza, anche minima, nel settore, sarebbe entrata in contatto con realtà aberranti quali il lavoro a cottimo mascherato da contratto regolare, le intimidazioni, le violenze psicologiche (e talora anche fisiche), perpetrate soprattutto per colpire quei lavoratori non avvezzi a chinare il capo, e altre nefandezze.
Solidarietà ai sindacalisti del Si Cobas.

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