Roma, 10 nov – Siamo ancora lì, aggrappati al settima posizione in quella sorta di classifica dei paesi più industrializzati del mondo (in testa troviamo inamovibili Cina e Stati Uniti). Siamo nel G7 e ci restiamo nonostante le politiche dissennate attuate dalla fine della cosiddetta “prima Repubblica” ad oggi. Privatizzazioni, svendita delle aziende di Stato e delocalizzazioni ci hanno sicuramente indebolito, ma nonostante tutto restiamo fra i sette più grandi in ambito industriale.

A confermarlo è un rapporto diffuso dal Centro studi di Confindustria che evidenzia peraltro come l’Italia in ambito europeo sia la seconda potenza industriale. Lontana dal primato della Germania, ma davanti a tutti gli altri (Francia compresa). Il Belpaese resta zavorrato da una crescita economica troppo debole e ancora ben lontana da quella che si registrava prima della crisi iniziata dieci anni fa. Mentre il resto d’Europa comincia a correre, l’Italia fa passi lenti e circospetti e questo rappresenta certamente un campanello d’allarme che non deve farci dormire sugli allori. Far parte ancora del G7 delle nazioni più industrializzate è certamente un buon segnale – anche se non dimentichiamo che soltanto 26 anni fa l’Italia era la quarta potenza al mondo – ma serve un cambio di passo che l’attuale classe politica non è in grado di affrontare per codardia ma anche e soprattutto per l’appiattimento verso le politiche economiche che ci vengono imposte da Bruxelles.

A conferma di quanto detto ci viene incontro proprio il rapporto del Centro studi di Confindustria che in un passaggio ribadisce che: “Complessivamente dall’autunno 2007 all’inverno 2015 l’occupazione nel manifatturiero è calata di 800mila posti (-17,1%). Dalla primavera 2015 si osserva un cambiamento di rotta: il monte ore lavorate è aumentato del 5,2% fino a metà 2017, prevalentemente per l’allungamento degli orari di lavoro e l’occupazione ha fatto registrare +1,5%, circa 60mila addetti in piu'”. I dieci anni di crisi sono stati un massacro per la nostra economia e ancora oggi siamo ben lontani dall’essere tornati quelli di una volta.

Confindustria inoltre ci informa che l’Italia e la sua industria scontano ancora le conseguenze di un sistema creditizio in piena convalescenza e un costo del lavoro eccessivamente elevato (le promesse di Padoan sono andate a farsi benedire). Secondo lo studio il Clup (costo del lavoro per unità di prodotto) è cresciuto del 15,2% nei nove anni dal 2007 al 2016 mentre il credito alle imprese è aumentato dello 0,2% nei primi sette mesi del 2017, ma il confronto rispetto al 2011 sottolinea la mancanza di 45 miliardi di credito.

Temi caldi e attuali quelli legati al costo del lavoro (con l’Irpef come prima indiziata) e al sistema creditizio italiano. La legislatura volge al termine e l’attuale esecutivo non è stato in grado di prendere in mano le redini dell’economia italiana. Serve un cambio di passo deciso se non vogliamo uscire fuori dal G7.

Giuseppe Maneggio

3 Commenti

  1. al netto di qualche (qualche quindi, non milioni) lavoratore stagionale e qualche badante,l’immigrazione è stata uno dei più grossi errori commessi dal nostro Paese,che assieme a pressione fiscale,euro e UE l’hanno irreversibilmente bloccato nella crescita sociale,economica ed industriale.

    a parere dello scrivente per soddisfare le manie compulsive umanitarie di qualche complessato sarebbe stato più che sufficiente la delocalizzazione delle nostre aziende all’estero,quindi la creazione di posti di lavoro fuori dal nostro territorio nazionale con conseguente eliminazione di quelli qui già offerti dalle stesse aziende;

    ed attenzione non mi riferisco affatto ai recenti aspiranti profughi,ma a tutta quella immigrazione di massa avennuta a partire dagli anni 90; sembrerà un discorso antipatico,ma guarda che strano,quel rateo da voi giustamente riportato (QUARTA potenza economica mondiale) era riferito al 1991,quando gli stranieri nel nostro Paese erano davvero pochissimi…

  2. Figurarsi se avessimo avuto ancora la nostra sovranità monetaria, the sky’s the limit!!

    E comunque, di seguito articolo interessante collegato logicamente!!

    “L’euro è una follia: lo diceva anche Draghi, lo dicono tutti”

    http://www.libreidee.org/2017/11/leuro-e-una-follia-lo-diceva-anche-draghi-lo-dicono-tutti/

    Cordiali saluti.

    Fabrice

    PS i post all’articolo di cui sopra, quelli con la dicitura iniziale “Socrate” e firmati Fabrice sono i miei, c’è ne sono alcuni interessanti che si ricollegano logicamente al discorso!!

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