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Roma, 26 gen – Crisi di governo al via: oggi il premier rassegnerà le dimissioni, dopodiché Mattarella darà il via alle consultazioni per verificare se ci sono le condizioni per un Conte ter. Dopo un breve Consiglio dei ministri Giuseppe Conte salirà finalmente al Colle chiudendo definitivamente l’esperienza del suo secondo governo. Le dimissioni, attese per ieri, sono state dunque rimandate fino all’ultimo momento. In questi giorni si è parlato di crisi pilotata ma ora appare a tutti gli effetti una crisi al buio. Per il premier infatti non v’è alcuna certezza che una volta reincaricato di formare un esecutivo (sarebbe la terza volta) troverà i numeri necessari per avere la maggioranza assoluta (161 voti) al Senato.



Conte dovrà essere molto convincente con Mattarella

Certo, i centristi, i “volenterosi”, tutti quei senatori insomma che stanno aspettando il Conte ter per ottenere incarichi e poltrone potrebbero bastare. O forse no, forse sarà indispensabile riaprire a Italia Viva. Anche se Conte ha detto “mai più con Renzi”. E in ogni caso non è detto che sarà proprio l’ex avvocato del popolo oggi strenuo difensore della sua poltrona a guidare il prossimo esecutivo. Conte in effetti dovrà essere molto convincente con Mattarella. E’ proprio questo il punto. Anche perché il Pd potrebbe battere cassa e ottenere maggior peso – visto che la maggioranza dei 5 Stelle è solo virtuale, circoscritta al Parlamento – a cominciare dall’esprimere un presidente del Consiglio. Dario Franceschini, tanto per fare un esempio. Se dovesse andare a finire così, il Primato Nazionale aveva ipotizzato tale scenario all’indomani della crisi scatenata da Matteo Renzi con il ritiro della delegazione di Iv dall’esecutivo.

Da domani le consultazioni. Il centrodestra salirà al Colle compatto?

Vediamo dunque quali sono i passaggi istituzionali con l’apertura della crisi di governo. Secondo la prassi, Mattarella accetterà le dimissioni di Conte con riserva, invitando il premier a rimanere per la cosiddetta ordinaria amministrazione. Poi domani scatteranno le consultazioni: si parte dai presidenti delle Camere per passare ai partiti. Anche in questa fase è fondamentale capire quali saranno le mosse. Il centrodestra salirà al Colle compatto? Oppure Forza Italia si candiderà per formare assieme ai giallofucsia il cosiddetto governo di “salvezza nazionale”? E in tal caso, Berlusconi accetterà di buon grado un Conte ter o vorrà un altro premier?

L’unica chance è rimpolpare il gruppo Maie al Senato fino a ottenere la maggioranza

Una cosa è certa, con l’apertura della crisi non ci sarà il voto sulla relazione sulla giustizia del grillino Bonafede. E così la maggioranza giallofucsia non andrà sotto al Senato. Le dimissioni di Conte (imposte dal Pd e dal M5S) in effetti servono proprio a scongiurare tale scenario. Pertanto, una volta reincaricato, il premier dovrà riuscire nell’impresa di arruolare abbastanza senatori nell’Udc, in Cambiamo di Toti e tra i forzisti per rendere inutile la presenza di Iv nel governo. Dopodiché dovrebbe riunire tutti i voltagabbana nel gruppo Maie al Senato, che entrerebbe ufficialmente nella maggioranza.

Renzi dal canto suo aspetta Conte (o chi per lui) al varco

Dal canto suo, il Pd chiede un governo di “salvezza nazionale”, senza escludere il ritorno dei renziani. E proprio il leader di Iv sta aspettando al varco Conte o chi per lui. Se sarà un Conte ter, Renzi avrà comunque incassato il (magro) risultato delle dimissioni e della fine del Conte bis, e potrebbe tornare al governo a nuove condizioni (sempre se il premier gli perdonasse l’aver scatenato la crisi). Se invece Renzi punta proprio al bersaglio grosso – Conte fuori dai giochi – e si dovesse profilare dunque una maggioranza a guida Pd, quella del leader di Iv sarebbe una vittoria su tutta la linea.

Adolfo Spezzaferro



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