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Roma, 1 mag – Altro che Festa del lavoro. Un italiano su due ha paura di perdere il proprio impiego. Il 62% inoltre è convinto che nei prossimi mesi nel nostro Paese ci saranno più disoccupati. A lanciare l’allarme uno studio del Censis e dell’Ugl, presentato proprio il primo maggio, che quantifica la gravità della preoccupazione dei cittadini per la crisi economica scatenata dall’emergenza coronavirus.

Il 61% ha paura di perdere i propri risparmi

Dalla ricerca emerge la preoccupazione per il lavoro, che resta incerto amplificando così le paure del 50% degli italiani. Lo confermano anche i dati diffusi dall’Istat, che indicano come gli inattivi tra i 15 e i 64 anni siano a marzo in forte crescita di 301mila unità, con un tasso di 0,8 punti che lo attesta al 35,7%. Inoltre, a preoccupare è anche il corposo calo del Pil, stimato dall’Istat nel 4,8% in termini tendenziali. Dal Rapporto Censis-Ugl emerge poi che il 57,1% degli Italiani risulta pessimista sul proprio avvenire, il 25,5% è ottimista e il 17,4% non ha le idee chiare al riguardo. Tra i timori anche quello di perdere i propri risparmi (61,4%), acuito dal diffondersi della pandemia (il 79,3% si sente meno sicuro rispetto al passato).

Cresce la delusione per la Ue: per il 70% inadeguata cooperazione su emergenza

Cresce la delusione per la Ue. Secondo la ricerca – che ha elaborato i dati di marzo e aprile di Eurobarometro, i sondaggi periodici della Commissione Ue – il 70% degli italiani valuta come inadeguata la cooperazione nell’Unione europa per affrontare l’emergenza. Sulle priorità che dovrebbero guidare l’azione europea, il 48% chiede maggiore cooperazione tra Stati membri e il 45% aiuti finanziari diretti, mentre il 41% punta sull’allentamento delle regole Ue di budget per consentire ai Paesi di sostenere l’economia interna.

“Ruolo dello Stato? Per quasi tutti è una comparsa con zero potere decisionale”

Sono ferme invece a febbraio, pertanto a prima dell’epidemia, le indicazioni sul ruolo dello Stato che per l’88,6% degli italiani è una “sorta di comparsa, con un potere decisionale limitato o nullo”. Una sensazione di sfiducia, che potrebbe essere peggiorata con la serrata generale e il confinamento, che è più radicata tra le persone con basso titolo di studio (34,4%), basso reddito (32,4%) e ovviamente i disoccupati (30,9%).

Adolfo Spezzaferro

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