Roma, 1 mag – Nicola Zingaretti in questo periodo non ce la fa proprio a tenersi lontano dalle figuracce. E’ dall’inizio dell’emergenza coronavirus che ne inanella una dietro l’altra: dal «non preoccupatevi, si tratta solo di un’influenza», invecchiato malissimo, con cui avrebbe dovuto tranquillizzare gli italiani sulla innocuità del coronavirus, seguito a breve distanza dal famoso aperitivo meneghino con i giovani del Pd, fino ad arrivare al video del 7 marzo, in cui annunciava di essere risultato positivo al test. Ciliegina sulla torta lo scandalo mascherine, pagate oltre 11 milioni di euro alla società Eco.Tech Srl e mai arrivate a destinazione.

Uno scivolone dietro l’altro, fino all’ultimo tonfo che, sebbene non sia grave quanto i precedenti, ha tutto il sapore del grottesco e dell’inopportuno che sta caratterizzando le ultime mosse del segretario del Pd negli ultimi mesi. Questa mattina, infatti, Zingaretti ha postato sulla propria pagina Twitter gli auguri di buon primo maggio agli italiani: «Buon 1° maggio all’Italia che resiste», cinguetta il governatore del Lazio, allegando la fotografia che ritrae un gruppo di medici, bardati con i dispositivi di protezione contro il coronavirus, mentre si abbracciano, cercando di farsi forza in un momento tanto drammatico. Immagine potente, evocativa. Peccato che i medici della foto non sono «italiani che resistono», ma cinesi. 

Per la precisione si tratta dei sanitari del reparto di isolamento di un ospedale di Zouping, città-contea della provincia orientale dello Shandong, Cina. La foto, inserita in un articolo di Hongkong free press, è stata scattata il 28 gennaio scorso.

Ad accorgersi della gaffe l’esponente di Fratelli d’Italia Caio Mussolini, che ha twittato: «Zingaretti celebra il primo maggio ringraziando medici e infermieri… CINESI! Capisco la necessità di stare al Governo con Giggino ‘o pechinese, ma il PD offende medici e infermieri ITALIANI, eroi veri #1Maggio #FestadeiLavoratori», ha attaccato l’esponente di Fratelli d’Italia, scatenando la polemica.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Ma questi fratelli d’Italia non hanno ancora capito che tutto il mondo è paese e che se ti scappa una lacrima la puoi raccogliere a Pechino.!!.

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