Il Primato Nazionale mensile in edicola
Roma, 25 mar – Chi pensava – magari illuso dalla leggera flessione dei dati relativi al contagio da coronavirus diffusi nei giorni scorsi – che l’Italia avrebbe visto la luce in fondo al tunnel negli ultimi giorni di questa settimana, avrà un amaro risveglio. La doccia fredda arriva dall’Oms: l’Italia non si trova ancora in una fase calante, come invece è stato detto negli ultimi due giorni, e non dobbiamo affrettarci troppo a cantare vittoria. Ci aspettano ancora settimane di battaglia.
Il picco dovremmo averlo entro la prossima settimana, che sarà decisiva”. Lo ha annunciato Ranieri Guerra, direttore vicario Oms (Organizzazione Mondiale Sanità). Lo riporta TgCom24. “Se continuiamo a stare a casa, le prossime due o tre settimane saranno molto importanti per la risoluzione”, ha aggiunto il membro del comitato esecutivo dell’Oms Walter Ricciardi. L’aspettativa di miglioramento – se tutto va bene – è da spostare quindi, nuovamente, di qualche settimana.

Tutelare il personale sanitario

Il sistema sanitario “tiene ma il discorso è fino a quando riuscirà a tenere. Sono dell’opinione che il personale medico e infermieristico va tutelato al massimo”, ha proseguito Ranieri Guerra ai microfoni della trasmissioni radiofonica Circo Massimo su Radio Capital. Secondo quanto riportato da AdnKronos, Guerra dice di essere molto “preoccupato per il numero dei colleghi contagiati“. “Dobbiamo a questa persone tutto quello che le tecnologia ci mette a disposizione”, spiega.

 

Tenui miglioramenti, ma senza cantar vittoria

Siamo tutti quanti ovviamente preoccupati, ma altrettanto soddisfatti di quello che l’Italia ha messo in campo – prosegue –  Credo che i provvedimenti presi siano profondamente giusti, forse con qualche ritardo all’inizio, ma è comprensibile; la macchina burocratica ci mette un po’ di tempo a digerire i dati di un’epidemia come questa”. Un barlume di miglioramento, per guerra c’è: “E’ la velocità di trasmissione, di espansione che sta rallentando. Diciamo che la curva si sta appiattendo per quanto riguarda i nuovi contagi. Questo è un elemento positivo ma ovviamente non sta a a significare che la battaglia sia vinta“, anche perché, sottolinea Guerra, “la mortalità segue un andamento leggermente ritardato nel tempo rispetto ai nuovi contagi”. Del resto l’unico dato certo in italia rimane quello dei decessi, che ieri è stato più alto dell’altro ieri – a significare che la flessione del fine settimana era fisiologica ma non rappresentava una costante di calo.

Molti moriranno se non proteggiamo il personale medico

“Ci sono voluti 67 giorni per arrivare ai primi centomila contagi, 11 giorni per 200mila e 4 giorni per trecentomila”, ha detto invece l’altro ieri il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus in un briefing da Ginevra. Anche in questa occasione si è parlato delle condizioni di sicurezza del personale sanitario, che “può svolgere efficacemente il proprio lavoro solo quando può lavorare in sicurezza. Continuiamo a ricevere notizie allarmanti da tutto il mondo di un gran numero di contagi tra gli operatori sanitari”. “Anche se facciamo tutto il resto nel modo giusto, se non diamo la priorità alla protezione degli operatori sanitari, molte persone moriranno perchè l’operatore sanitario che avrebbe potuto salvare loro la vita è malato”, ha aggiunto.

Cristina Gauri

Commenta