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RaggiRoma, 8 set – La tragicomica esperienza romana di Virginia Raggi sarà la pietra tombale sul Movimento 5 Stelle? Celebrare funerali anzitempo non è mai saggio in politica. Del resto i grillini hanno avuto, finora, una formidabile assicurazione sulla vita: l’incapacità e la corruzione dei vecchi partiti. Basterà un nuovo scandalo, una nuova inchiesta, qualche arresto eccellente e i pentastellati riceveranno nuova e insperata benzina. Per ora, tuttavia, la Raggi ce la sta mettendo tutta per azzerare il movimento.



Se Alemanno e Marino hanno lasciato un ricordo fatto di inettitudine e degrado, la “sindaca” non riesce neanche a mostrarsi incapace, dato che per farsi vedere come tale bisogna almeno provare a fare qualcosa e poi fallire. Ma in cosa puoi fallire se non inizi neanche a governare? Roba che sta facendo ridere mezzo mondo. Qualora la brillante ex avvocatessa dello studio Previti dovesse riuscire nella mirabolante impresa di affossare il partito, c’è tuttavia da chiedersi cosa rimarrà, nella politica italiana, dell’esperienza grillina.

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Potremmo infierire sulle scie chimiche e roba simile, ma l’esperienza dell’antiberlusconismo militante ce lo sconsiglia: in Italia abbiamo già avuto chi ha dileggiato per anni, con sarcasmo snob, gli elettori di un partito di massa, rintanandosi in questo modo in un’irrilevanza sdegnata. Proviamo, piuttosto, a pensare a quali potenzialità positive ha risvegliato l’ondata grillina. Innanzitutto, il M5S è l’esempio di un partito trasversale, nato fuori dai vecchi schemi, che ha pescato nell’astensionismo e ha dato voce a tanta gente che non si sentiva più rappresentata. Questo significa che farlo è possibile. Certo, se lo fai con i milioni di Grillo e con il fuoco di copertura di Casaleggio e associati ti riesce più semplice, ma il dato resta.

Non è affatto vero, quindi, che se non ti dichiari di destra o di sinistra la gente non ti capisce, è vero forse il contrario. Non è vero che per sfondare bisogna essere moderati, anzi. La rabbia, la volontà di cambiamento, la ricerca di radicalità, il rifiuto dei vecchi partiti che sono confluiti nel M5S sono dati su cui riflettere. È una domanda che resta sempre lì, desiderosa di risposte. Risposte che non sono arrivate da quattro insignificanti secchioni, aumentando ancor più la disillusione. Resta però, come interlocutore, un vasto elettorato post-ideologico, che non crede più ai tg e ai giornali (anche se poi crede a roba pure peggiore), che non ha tabù, che crede davvero, come disse Grillo in un felice lapsus di qualche tempo fa, che “l’antifascismo non è un problema che ci compete”. Un elettorato che può anche rappresentare il grado zero della storia, della cultura, della memoria, ma che con questa sua “verginità” si pone anche al di fuori delle narrazioni istituzionali, che non crede alle autorità morali e ai sepolcri imbiancati, che se ne frega delle versioni ufficiali e dei riti laici della Repubblica. Non è certo il popolo in armi pronto ad assaltare il Palazzo d’Inverno, ma è una fetta consistente del nostro popolo, o quel che ne resta. Una fetta con cui nessuno sa parlare. Qualcuno dovrà imparare a farlo.

Adriano Scianca

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4 Commenti

  1. La situazione di Roma è lo specchio di questo vilipeso e martoriato paese, una classe apolitica divisa fra onesti-ingenui incapaci e incapaci volgari delinquenti. Ciò che li accomuna nella buona e cattiva fede è l’aborrire una comunità di destino, l’indifferenza ignorante per le proprie stirpi che hanno dato all’Italia e al mondo la civiltà di Roma, di vedersi italiani esclusivamente per l’iscrizione all’anagrafe. Dovrebbero coerentemente andarsene in massa, verso i lidi a loro più consoni e sicuramente agognati; ma solo in questa terra a loro estranea è concesso di vivere da nullafacenti, succhiando le risorse e le energie vitali altrui, sputando oltretutto nel piatto in cui mangiano a gratis. Non se ne andranno mai, se non saranno buttati a mare una volta per tutte. Memento Audere Semper.

  2. Della necessità di pensare oltre alla dx e alla sx lo si diceva anche nella nostra comunità già nel 2009 ( senza andare più indietro)Le risposte di allora furono quelle che provocarono poi l’ agonia politica della nostra area. Nel frattempo Berlusconi fece la fine dell’ anatra zoppa ma, soprattutto, nacque il M5S. E noi in mezzo al guado…..

  3. Ricordo che c’è un’altra “sindaca” pentastellata ed è a Torino. Seppur non è (per ora almeno) coinvolta in scandali… una delle prime sparate pubbliche fu che il TAV (il Treno Alta Velocità) è un’opera necessaria a dispetto degli strali scagliati da grillo ogni volta che i delinquenti in divisa malmenavano i delinquenti rossi.

    Per tutto il resto con sta politica non mi immischio, per raggiungere il podio bisogna doparsi come tutti gli altri diversamente non si partecipa nemmeno alla gara. A quel punto non si può più bacchettare il prossimo quando si è sporchi quanto lui.

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