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Mantova, 2 apr – Mancanza di organizzazione, di strategia e inadempienza delle istituzioni preposte. A farne le spese sono ancora una volta i cittadini e i commercianti, penalizzati da uno Stato sempre più incapace di garantire la fruizione anche dei siti culturali più importanti e remunerativi.
La triste tendenza è confermata da Mantova, splendida città lombarda e Capitale italiana della Cultura nel 2016. In appena due anni, infatti, il capoluogo virgiliano è arrivato addirittura a tenere chiuso il magnifico Palazzo Ducale durante il lunedì di Pasquetta, sito che figura tra i primi 30 musei statali per affluenza. Motivo? Mancanza di personale, più precisamente di custodi disposti a garantirne l’apertura per la paga giornaliera di un normale festivo.
Una decisione che naturalmente fa molto discutere e indignare, non solo i turisti e i visitatori ma soprattutto gli albergatori e i negozianti locali, sconcertati di come un simbolo cittadino di tale valore non possa essere godibile in uno dei giorni fondamentali dell’anno per quanto riguarda l’afflusso turistico.
“Una decisione che ci penalizza – spiega Roberto Tebaldini, presidente degli albergatori di Confesercenti – e ciò significa che l’anno prossimo arriveranno ancora meno turisti di oggi. È il solito dilemma: non si capisce se c’è interesse che Mantova sia una città turistica o se, invece, a qualcuno faccia comodo che resti né carne né pesce, la solita bella addormentata. Spiace perché quando arrivano qui i turisti rimangono incantati; c’è un enorme potenziale che, però, nessuno sfrutta”.
Stefano Gola, presidente cittadino di Confcommercio ci tiene a precisare che il Palazzo Ducale chiuso è uno smacco anche per i negozianti: “Non è una bella figura quella che facciamo davanti a chi viene a visitare la città. Non voglio decidere sul lavoro degli altri, ma credo che bisognerebbe fare dei sacrifici per il bene della città. So che i custodi sono sottodimensionati, ma mi spiace che il Ducale resti chiuso per Pasquetta, è un’occasione persa. Sono sicuro che molti turisti rimarranno delusi”.
Per il direttore di Confesercenti, Davide Cornacchia, “la vicenda è emblematica: vogliamo essere città turistica, ma poi i musei in Italia non vengono tenuti aperti. E spiace anche di aver saputo della chiusura all’ultimo momento”. L’anno scorso per Pasquetta il Palazzo Ducale di Mantova attirò 2.500 visitatori.
Dal canto suo, il sindaco Mattia Palazzi (Pd) ha solo suggerito di delegare l’apertura del palazzo (museo statale) ad una ditta esterna e privata. Insomma, un’arrendevole  e alquanto imbarazzante dichiarazione da parte del primo cittadino dell’inadeguatezza del ministero e delle istituzioni pubbliche mentre il direttore, l’austriaco Peter Assmann, nulla è riuscito a smuovere, nonostante un teatrino fatto di chiamate e dichiarazioni sibilline con sindacati e sindaco. “Ci pensi Assmann che ha autonomia e soldi per decidere”, scrivono Cgil, Cisl e Uil in un comunicato. “Assman – aggiungono – ha aspettato fino al 27 marzo per comunicare che non aveva disponibilità di custodi per il 2 aprile”.
In sostanza non è bastato il “superdirettore”  straniero fortemente voluto dal ministro Franceschini, per far rivivere il Rinascimento nella città gonzaghesca. Solo due mesi fa, proprio Assmann dichiarava orgogliosamente che “i successi sono sotto gli occhi di tutti: noi siamo il prototipo perfetto della riforma Franceschini.” Pertanto, se il prototipo perfetto della riforma è quello di non riuscire, durante le feste, a tenere aperto il museo cittadino più rilevante per mancanza di qualche custode, non resta che sperare d’essere dei prototipi particolarmente imperfetti di questa riforma.
Alberto Tosi
 

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