Roma, 23 mag – Nell’ultimo capitolo della nostra inchiesta (link alla prima parte e alla seconda) riguardante le associazioni religiose che si occupano di immigrazione e accoglienza, sarà analizzata la Comunità di Sant’Egidio, la più potente politicamente parlando.

La Comunità di Sant’Egidio è stata fondata da Andrea Riccardi nel 1968 sull’onda emotiva di altri movimenti, come Comunione e Liberazione di don Luigi Giussani.

Nel 1985, in seguito al duplice attentato terroristico all’aeroporto di Fiumicino e a quello di Vienna a opera del gruppo palestinese estremista facente capo ad Abu Nidal, che costò la vita a 16 persone, Riccardi si espresse già in favore di una cieca e irragionevole accoglienza no border, che diventerà poi il leitmotiv di Sant’Egidio: “Riaffermiamo che straniero non vuol dire terrorista. Il forestiero porta la sua capacità di lavoro, la sua domanda di pace e di sicurezza. (…) Voci unilaterali e allarmistiche possono aggravare una situazione di per sé già dolorosa. Come cristiani, intendiamo offrire una testimonianza della nostra sensibilità e del legame che ci unisce a quelli che sono arrivati per ultimi”, che si sostanzierà nell’impegno, senza se e senza ma, in favore di immigrati e rom.

Grazie alla sua intensa attività “umanitaria”, nel 2011 Andrea Riccardi viene nominato dal Premier tecnico, Mario Monti, Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione. Riccardi ha scelto come consigliere Mario Giro, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio, poi nominato Sottosegretario degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dal Primo Ministro Enrico Letta e successivamente Viceministro del medesimo Dicastero sia da Matteo Renzi sia da Paolo Gentiloni.

Possiamo quindi affermare che negli ultimi sette anni, al governo era presente un po’ di Sant’Egidio. E questo si è ben notato specialmente nella gestione del flusso migratorio, dei campi rom, e del pieno sostegno governativo all’istituzione del corridoi umanitari dal Libano, dal Marocco e dall’Etiopia, organizzati dalla Comunità di Riccardi.

Sant’Egidio spiega: “I corridoi umanitari sono frutto di un Protocollo d’intesa tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e il governo italiano. Le associazioni inviano sul posto dei volontari, che prendono contatti diretti con i rifugiati nei paesi interessati dal progetto, predispongono una lista di potenziali beneficiari da trasmettere alle autorità consolari italiane, che dopo il controllo da parte del Ministero dell’Interno rilasciano dei visti umanitari con Validità Territoriale Limitata, validi dunque solo per l’Italia. Una volta arrivati in Italia legalmente e in sicurezza, i profughi potranno presentare domanda di asilo”. Quindi sono le associazioni, come quella di Riccardi, a redarre la lista dei “presunti profughi” meritevoli di essere portati in Italia. È un fatto molto discutibile che dei privati decidano il destino di queste persone.

Ovviamente non sono mancate le polemiche sui corridoi umanitari gestiti unilateralmente dalle suddette associazioni. Per questo motivo, il presidente della Comunità Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, presente lo scorso febbraio all’arrivo a Fiumicino di 113 richiedenti asilo provenienti dall’Eritrea, dalla Somalia e dal Sud Sudan, rivolgendosi a loro ha dichiarato: “L’Italia sarà il vostro Paese e vedrete che vi troverete bene tra voi” esprimendo anche “gratitudine perché ci state già aiutando a rendere l’Italia un Paese migliore, bello e accogliente che sa capire la sofferenza degli altri”. Quanto è bella la democrazia imposta dall’alto dalle associazioni.

Per la gestione di questo ultimo corridoi umanitario, Sant’Egidio si è servita del supporto logistico della ONG Gandhi fondata da Alganesh Fessaha, attivista anti-eritrea pro “regime change” e collaboratrice dell’indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, Padre Mussie Zerai. Gli attivisti, come i suddetti, usano i migranti eritrei come arma contro il Presidente Isaias Afewerki, che ha cacciato le ONG internazionali a causa delle ingerenze operate nel suo Paese (un antesignano di Viktor Orbán), per fomentare l’opinione pubblica occidentale.

La Comunità di Sant’Egidio ha costituito, inoltre, l’associazione Genti di pace, che riunisce italiani e stranieri (immigrati e rom) basandosi sul modello del “meticciato” esposto dal teologo Jacques Audinet. Oltre ai corsi di lingua e cultura italiana, Genti di Pace offre agli immigrati generi alimentari e vestiti, ambulatorio medico, orientamento legale ed elezione di residenza all’indirizzo romano dell’associazione. Gli stessi servizi vengono offerti anche alla folta comunità rom di Roma.

Certo perché Sant’Egidio è molto coinvolta anche nell’assistenza ai rom. La Comunità offre roulotte a titolo gratuito alle famiglie posizionandole in quartieri periferici romani, spesso senza alcuna autorizzazione, dove poi il degrado peggiora ulteriormente la vita dei residenti. È del 2014 la denuncia di Fabrizio Santori, allora consigliere regionale della Destra, che chiese le dimissioni dell’assessore alle Politiche Sociali, Rita Cutini, perché legata a Sant’Egidio: “Le roulotte non potrebbero stare lì: per posizionarle servirebbe un permesso a costruire. Poi è una questione di sicurezza, oltre che di degrado“.

Il sostegno di Sant’Egidio al diritto di prosperare dei campi rom riguarda anche altre città, come ad esempio Milano, con buona pace delle leggi italiane e della tenuta sociale di interi quartieri.

La Comunità di Riccardi offre anche il patrocinio gratuito alla comunità rom, quando questa si deve confrontare con le istituzioni (Tribunale Ordinario, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, TAR, etc) “per far valere i propri diritti”. La stessa è altresì presente nei Penitenziari romani; i volontari si impegnano pro bono per aiutare i rom detenuti nelle pratiche di autorizzazione alle visite dei propri familiari.

Un breve accenno al bilancio di Sant’Egidio del 2016.

L’associazione beneficia di un finanziamento pubblico pari a 8.185.537 euro, proveniente dal Ministero degli Esteri (ricordiamo che il Viceministro è Mario Giro), dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, da Roma Capitale, dalla Regione Lazio, e dall’Unione Europea. Solo 2.802.048 euro dei fondi arrivano da donazioni di privati, mentre 2.451.889 euro sono stati elargiti da diverse fondazioni (molte tedesche), 1.194.872 euro da aziende (le principali sono Poste Italiane e Enel) e 145.446 euro dalle chiese.

Quanto esposto chiarisce che la Comunità di Sant’Egidio non potrebbe operare, come ha fatto negli ultimi anni, senza il forte appoggio economico delle istituzioni italiane.

E, esaminando i progetti a bilancio, la gran parte dei fondi sono destinati a progetti che, ovviamente, non riguardano i cittadini italiani.

Con Sant’Egidio si conclude l’inchiesta sulle associazioni religiose dedite all’accoglienza degli immigrati, senza se e senza ma, in perfetta coerenza con i diktat imposti dal neocolonialismo mondialista che vuole imporre un flusso costante e massiccio di “risorse” verso l’Italia e l’Europa.

Francesca Totolo

1 Immigrants, refugiats i gitanoshttps://archive.santegidio.org/pageID/37/langID/ca/Immigrants-refugiats-igitanos.html

2 Così le associazioni cattoliche e la sinistra si spartiscono il business dell’immigrazione (seconda parte):
3 Comunità di Sant’Egidio, corridoi umanitari: https://www.santegidio.org/pageID/30112/langID/it/CORRIDOIUMANITARI.html
4 Corridoi umanitari: Impagliazzo (Comunità Sant’Egidio), “polemiche politiche finiranno ma il futuro è nell’integrazione”: https://agensir.it/quotidiano/2018/2/27/corridoiumanitariimpagliazzocomunitasantegidiopolemichepolitichefinirannomailfuturoe
nellintegrazione/
5 Alganesh Fessaha: i premi, l’attivismo politico e l’importazione di profughi eritrei: https://www.lucadonadel.it/alganeshfessaha/
7 Benvenuti al centro Genti di Pace di Roma: http://www.gentidipace.it/

 

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