Roma, 27 lug – Il governo gialloverde è alle prese con il decreto Dignità del vicepremier Luigi Di Maio e tutti quelli che sono contro le misure tanto volute dal leader del M5S. I malumori più forti arrivano dal Veneto. Dopo che ben seicento industriali si sono schierati contro Di Maio, è il governatore leghista, Luca Zaia, a guidare la protesta. Il provvedimento “non può restare così com’è uscito dal consiglio dei ministri, deve cambiare”, avverte in una intervista al Messaggero spiegano quali sono le richieste degli imprenditori veneti. “Siamo preoccupati – gli fa eco il presidente di Confindustria del Veneto, Matteo Zoppas, intervenuto sul Foglio – notiamo un approccio generale che tende a colpire pesantemente le imprese industriali, per cui l’occupazione non viene considerata come una conseguenza derivante dalla agevolazione del fare impresa ma anzi, quest’ultima viene costretta dicendo di risolvere il problema del precariato allo scopo di ottenere consenso“.
Dopo i primi avvertimenti dei giorni scorsi, ora gli imprenditori sono pronti allo scontro. Anche in Lombardia stanno crescendo i malumori. “Senza polemica, devo dire che il decreto dignità è antitetico al contratto di programma, che verte su due elementi, reddito di cittadinanza e flat tax. Invece si aumenta il costo dei contratti a tempo determinato e il costo dei licenziamenti“, aveva detto pochi giorni fa il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, bocciando il provvedimento.
Tutti gli occhi sono puntati su Di Maio: “I 5 Stelle sono i materiali artefici di questa partita – intima Zaia – la palla adesso passa a loro”. Per il governatore leghista il decreto Dignità deve essere modificato al più presto: “Non lo dico solo io – spiega – lo dicono anche i parlamentari della Lega che stanno lavorando su questo provvedimento in commissione”.
“Se fosse un caso isolato, qualcuno la potrebbe buttare in politica – precisa Zaia – siccome l’impresa del Veneto, a 360 gradi, quindi non solo gli industriali, ha perplessità e istanze sul decreto Dignità, penso che questo non sia irrilevante. Il Veneto ha 600 mila imprese e 150 miliardi di Pil”. Il presidente della Regione Veneto pertanto invita le imprese ad alzare la voce: “È un loro diritto”. In ogni caso, il governatore veneto si augura che la Lega al governo riesca a correggere le misure proposte dai 5 Stelle. “Se il decreto Dignità viene approvato così come è stato presentato rischia di avere un impatto pesante – argomenta – se esce intonso dal Parlamento, vuol dire che nessuna istanza è stata recepita. Lungi da me fare l’avvocato d’ufficio, sarebbe stucchevole, ma dall’altro lato immagino che tutto questo lavoro rientri in un progetto organico che prevederà la flat tax e altre partite. Deve esserci un mosaico – conclude – non una sola tessera del mosaico”.
Dal canto suo, il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, è convinto che le misure contenute nel decreto si potranno aggiustare. “Qualunque decreto all’esame del Parlamento può migliorare, deve migliorare, può essere arricchito, può essere completato. La reintroduzione dei voucher è uno degli esempi su cui abbiamo lavorato e stiamo lavorando. Così come bisogna ridurre al minimo la litigiosità“, commenta a Mattino24 su Radio24.
Intanto un emendamento a firma Pd approvato oggi dalle commissioni Lavoro e Finanze della Camera prevede che il ministro del Lavoro dovrà riferire ogni anno al Parlamento sugli effetti occupazionali del decreto. Altra modifica al testo riguarda il tetto dei contratti a termine che, compresi anche quelli in somministrazione, non potranno superare il 30% dei contratti a tempo indeterminato nella stessa azienda. Infine una precisazione: se non vengono indicate le causali il contratto a tempo determinato si trasformerà automaticamente in assunzione stabile superati i 12 mesi, prevede un altro emendamento approvato sempre stamattina. Ma le commissioni sono ancora in attesa delle modifiche più attese, quelle cioè che riguardano il ritorno dei voucher e gli incentivi per il lavoro stabile.
Sempre sul fronte Pd, per l’ex segretario Matteo Renzi il decreto dovrebbe essere chiamato decreto Disoccupazione. E comunque, assicura l’ex premier, in autunno finirà la luna di miele del governo con l’elettorato e la legge di Bilancio metterà in risalto ogni divisione tra M5S e Lega.
Per quanto riguarda Forza Italia, anche Silvio Berlusconi ha attaccato il decreto, che penalizzerebbe il Nord, e ha chiesto all’alleato del centrodestra Salvini di intervenire.

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