Roma, 3 giu – E’ emergenza sanitaria in Molise: la carenza di personale sanitario negli ospedali molisani ha convinto il commissario alla sanità Angelo Giustini a indicare come possibile soluzione l’intervento di medici militari specialisti in ausiliaria, per fare fronte alla scarsità di dottori nelle strutture della regione. Senza l’impiego di questa misura è data per certa la chiusura, già dal prossimo mercoledì, dei reparti di ortopedia e traumatologia degli ospedali di Isernia e Termoli (Campobasso).

Una lista di 105 medici militari

Giustini spiega in una nota che l’impiego dei medici militari dovrebbe avere la durata di almeno 5 mesi, “termine necessario affinché il ‘Decreto Calabria’ possa essere definitivamente approvato, così nel contempo si espleteranno i concorsi. Tutto ciò consentirà di superare questo agonico stallo nella governance del Servizio sanitario regionale e del diritto all’equità e universalità di accesso dei cittadini”. Qualche giorno fa, durante una riunione di Gabinetto al Ministero della Difesa, il dicastero a stilato una lista di 105 medici operanti nella sanità militare impiegabili negli ospedali civili.

Altri reparti a rischio

“L’evidente contrazione di risorse – prosegue Angelo Giustini – mette sempre più a rischio il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza, dunque, si profilano per i cittadini molisani ancora viaggi della speranza. È altresì, noto l’annoso problema del blocco del turn over che di fatto ha bloccato nuove assunzioni di personale sanitario. Una responsabilità politica tutta regionale – spiega il commissario – che dopo 12 anni dall’avvio del Piano di rientro, la relazione dei conti del 2018 ha messo in mostra: debiti per 22 milioni di euro. L’inappropriata programmazione sanitaria del passato ha creato, come conseguenza, concorsi deserti e carenza oggettiva di specialisti nel Sistema sanitario regionale”. la chiusura di altri reparti dichiara Giustini, “potrebbe diventare presto realtà”.

Nuove riunioni

Intanto, nella giornata di oggi, sono previste due nuove riunioni, prima al ministero della Salute e poi a quello della Difesa, “nella speranza di offrire respiro alla situazione soffocante, ma è necessario che ognuno faccia la propria parte, ognuno per le proprie competenze, per scongiurare il rischio di razionamento dell’offerta sanitaria e dei servizi per il soddisfacimento dei bisogni di salute dei cittadini”, conclude Giustini.

Cristina Gauri

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