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salvatore-failla-5-770x513Roma, 10 mar – Sono parole durissime quelle che arrivano dalla casa del tecnico Salvatore Failla, ucciso in Libia dopo essere stato rapito da un banda di terroristi. La moglie e la figlia parlano ai giornalisti ed esprimono tutto il loro dolore per la perdita e per lo stato di “abbandono ” in cui le istituzioni italiane le avrebbero lasciate. “Uno dei sequestratori mi chiamò e cercò di parlarmi in italiano” ma “ci hanno detto di stare zitti, di non fare scalpore. Ci hanno detto di non rispondere alle domande dei rapitori. Dov’è lo Stato? Abbiamo fatto quello che ci hanno detto, ma non è servito a nulla”.

Sangue di Enea Ritter

Ad aumentare la tragedia la registrazione del 13 ottobre da Failla in cui si sente la voce fioca del tecnico che dice chiaramente alla moglie “ti prego parla con i giornali. Ho bisogno d’aiuto“. Da quel momento però dalla Farnesina non arrivano più notizie e come dice anche il tecnico nella telefonata “la Bonatti non fa più niente”. Le autopsie, svolte in Libia in maniera frettolosa e sospetta lasciano molti dubbi sull’operato dei mediatori e le salme da poco rientrate in Italia ora attendono le pratiche burocratiche per le esequie.

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“Non vogliamo i funerali di Stato, lo Stato non ha aiutato mio padre quando era in vita e non lo ha tutelato neanche da morto”. A ricevere le salme dei due tecnici Salvatore Failla e Fausto Piano c’era oggi a Roma il ministro degli esteri Paolo Gentiloni che non ha rilasciato dichiarazioni e dopo la benedizione del prete le salme sono state portate al Policlinico Gemelli.

Alberto Palladino

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