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Francia in rivolta ma Macron non cade: cosa sta succedendo oltralpe

by La Redazione
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Francia rivolta macron resiste

Roma, 21 mar – La Francia è in rivolta, ma Emmanuel Macron non cade. Non cade il primo ministro Elisabeth Borne, ma la situazione resta caotica e, anzi, incendiaria.

La Francia in rivolta, ma il governo è – per ora – salvo

La Francia in rivolta, per il momento, non ferma né il presidente Macron né il premier Borne. La riforma delle pensioni passa in Parlamento e diventa legge, superando le mozioni di sfiducia. La prima, presentata dall’indipendente Liot, si ferma a 278 voti, a nove di distanza dal numero necessario per far cadere il governo. La seconda, quella presentata dalla Le Pen, non ha successo allo stesso modo. Le proteste, già presenti prima della votazione, scoppiano dopo l’approvazione della riforma. Tra i politici di sinistra Jean-Luc Mélenchon continua a farsi portavoce delle proteste: “Adesso è ora di passare alla sfiducia popolare”, dice, invitando i francesi a insistere “con le manifestazioni, con gli scioperi”. I numeri del caos sono evidenti: 140 arresti e 11 feriti fra i poliziotti nella capitale. Da mesi la Francia in rivolta rischia di fermarsi ad ogni pié sospinto, e di farlo nei trasporti come nella sanità. Non solo Parigi, ma anche Digione, Lione e Saint-Etienne. Nel primo caso, 200 persone gridano “odiamo la polizia”, mentre manifestano. Nel secondo caso si arriva a 500, radunatisi nella serata di ieri in Place Guichard. A Saint-Etienne, invece, due arresti. Risuona un altro messaggio piuttosto inquietante ed evocativo, rappresentato dal canto di alcuni manifestanti: “Luigi XVI l’abbiamo decapitato, Macron ricominceremo”.

Cosa chiedono i manifestanti

Nessuno si aspetta aggiustamenti da Macron. La revisione neanche è ritenuta sufficiente. Ciò che viene questo è il ritiro della riforma delle pensioni. Dall’Eliseo tutto tace, mentre la sinistra insiste e propone un “referendum di iniziativa condivisa”, ovvero una forma di consultazione nata nel 2015. Per attivarla, è necessario che un quinto dei parlamentari e un decimo degli elettori mettano la firma (per un totale di 4,5 milioni, oltralpe). La popolarità del presidente francese, in ogni caso, non è mai stata davvero elevata, come testimoniano anche episodi piuttosto espliciti avvenuti lo scorso anno.
Alberto Celletti

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