Roma, 5 set – Il gas non arriva più, e Mosca minaccia. La dinamica, in estrema sintesi, è questa, come riporta anche l’Ansa.

Gas carente e costoso, Mosca minacciosa

L’energia ci sta mettendo in ginocchio e il gas più del resto, mentre Mosca alza la posta dei toni minacciosi, come è amaramente logico che sia in una dinamica degenerativa come quella iniziata con lo scoppio della guerra in Ucraina lo scorso febbraio. Parla il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, una figura che dallo scoppio del conflitto ormai conosciamo bene, il quale afferma che sta iniziando una “grande tempesta globale”. Una tempesta di cui la colpa viene attribuita all’Occidente, secondo quanto riportato dalla Tass. La Russia può resistere all’urto, secondo Peskov, perché “sarà in grado di preservare la macrostabilità in mezzo a questa tempesta”.

Quanto alle spiegazioni, spesso sono “edulcorate” da motivi tecnici. Senza affermare direttamente il taglio del gas, ci si gira intorno. E così il vice premier russo con delega per l’energia, Alexander Novak, sostiene che il blocco di Nord Stream sia dovuto unicamente alle sanzioni europee. Esse, violando i contratti, avrebbero impedito le adeguate riparazioni, il che potrebbe portare il gas a nuovi “prezzi record”.

Zelensky (o meglio gli Usa) chiede, l’Europa esegue

Se le sanzioni ci inguaiano, continuiamo pure a farle. L’associazione – bizzarra e folle – pare questa, anche se non comunicata ufficialmente né riconosciuta a nessun livello. Ma certamente, l’ultima telefonata tra il presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, non migliora il quadro. Il leader ucraino commenta così il colloquio: “Si è discusso dell’assegnazione della prossima tranche di aiuti macro finanziari dell’Ue il prima possibile”. Senza dimenticare “la necessità di preparare l’ottavo pacchetto di sanzioni, compreso il divieto di rilasciare visti ai cittadini russi”. La solita parola d’ordine “limitare i profitti della Russia dalla vendita di petrolio e gas”.  Peccato che questo significhi mettere nei guai milioni di famiglie e imprese nostrane. Ma a chi importa, se i poveri e i disgraziati sono italiani.

Alberto Celletti

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta