Roma, 5 set – Pnrr che può cambiare, secondo il vertice del centrodestra, ovvero al momento Giorgia Meloni, riportata dall’Ansa. Una dichiarazione fortina, forse perfino più esasperata del “blocco navale” per fermare l’immigrazione clandestina, in un momento delicato della campagna elettorale, e ormai a 20 giorni dal voto.

“Pnrr può cambiare”, dice la Meloni

Il contesto è il dibattito tra i leader dei partiti, avvenuto al Forum Ambrosetti di Cernobbio. L’affermazione rappresenta, con tutta probabilità, un tentativo di esprimere un minimo di forza in ambito economico, come dicevamo, e sotto certi aspetti potrebbe quasi considerarsi eccessiva, perché rischia di lasciare una traccia di incoerenza maggiore, quando concretamente si dovesse andare al governo, da parte di un eventuale centrodestra vincitore. Va anche detto che la “forza” di questa affermazione è controbilanciata dall’ennesimo “no” allo scostamento di bilancio. Ovvero a ciò che un tempo era un potere indiscutibile dello Stato e oggi rappresenta un miracolo per cui pregare (senza essere mai accontentati). Dice bene il testo dell’Ansa quando afferma che “da Giorgia Meloni ci si aspettava un discorso per rassicurare il mondo dell’economia”. E probabilmente quello è stato il tentativo del presidente di FdI. Che sul Piano nazionale di ripresa e resilienza così si esprime: “Non può essere una eresia dire che il Pnrr non può essere perfezionato: è previsto nella norma”. Si punta, quindi, su un’argomentazione di tipo tecnico che però può valere tutto o niente: anche i trattati, in teoria, si potrebbero ridiscutere. Va detto: sotto il profilo economico, la Lega sembra – a parole – osare un pochettino di più. Soprattutto insistendo sullo scostamento, che richiama alla lontana quel concetto che ormai guardiamo solo come una specie di miraggio: la spesa pubblica.

Ma è davvero possibile?

Sul Pnrr ci siamo già espressi più volte. Su quanto faccia parte del “pilota automatico” Ue a marchio Mario Draghi per imbrigliare le decisioni economiche del Paese fino al 2026, pure. Storicamente, l’Italia non si è mai sottratta agli impegni imposti da Bruxelles, e in questo caso il controllo pare stringente (anche se forse meno di macigni assoluti di euroinomania come il Fiscal Compact approvato nel 2013). Dicevamo, l’ennesimo “no” allo scostamento di bilancio, mitiga di parecchio l’affermazione della Meloni sul Pnrr. Con tutto ciò che riguarda soldi, bilanci, fiscalità, spesa pubblica, il governo italiano – ma in generale europeo, anche se c’è chi viola le regole impunemente, a differenza nostra – può fare molto poco, oggi. Come del resto non può fare molto in termini di blocchi navali e di controlli reali dei confini (per quanto sia scandaloso, questa è la situazione nell’anno del Signore 2022). Certamente, volere è potere. Ma per potere occorre sfidare poteri decisamente più forti di noi, pronti ad assumersene le conseguenze. Forse provare ad aprire un dibattito sul Pnrr è meno impossibile che far saltare il banco degli accordi di Maastricht. Ma siamo troppo deboli – dentro – per poterci credere davvero. Auguri.

Stelio Fergola

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