Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 2 ago – Non si insisterà mai a sufficienza sui danni sciaguratamente cagionati alla cultura politica dal partito dei radicali. Parlo scientemente di cultura politica, soffermando l’attenzione sulla cultura. Nel suo complesso, il partito radicale di Pannella e Bonino ha svolto un ruolo decisivo, tutto a beneficio della classe dominante dei signori del capitale e del rapporto di forza capitalistico che, a partire dal Sessantotto, stava prendendo a ridefinirsi in senso liberal-libertario e gauchiste. Ossia come self-service generalizzato di merci disponibili per consumatori individualizzati. Tutto, l’umano stesso, doveva essere liberalizzato e trasformato in merce circolante sul mercato deregolamentato. Perché ciò accadesse, occorreva a) abbattere ogni limite etico, politico, morale e religioso in grado di resistere all’onnimercificazione in atto, b) far lottare le masse in nome di ciò, e dunque indurle a lottare per le proprie stesse catene e contro quelle realtà a cui il capitalismo stesso aveva nel frattempo dichiarato guerra.
Lo videro bene Pasolini in Italia e Clouscard in Francia. Il solo profilo antropologico doveva essere quello dell’oltreuomo nietzscheano individualizzato e portatore di illimitata volontà di potenza consumistica. Il partito dei radicali questo fu:il legittimatore culturale e politico dei processi ultracapitalistici di individualizzazione consumistica liberal-libertaria, con ridefinizione della società come sistema atomístico di consumatori sciolti da ogni comunità etica e indotti a pensare che la libertà coincidesse con il free desire e con il corrispondente free market. Nei cui spazi era liberalizzato consumisticamente tutto, comprese le droghe e l’aborto. Non v’è altro da aggiungere, se non le parole del sempre preciso e tagliente Costanzo Preve: “Quanto ai radicali, Pannella und Bonino, non li considero personalmente una forza politica, ma un elemento culturale di profonda corruzione civile e umana, avanguardia di un individualismo estremo e anomico. In parole semplici, ripugnanti”.
Araldi della postmodernizzazione delle coscienze, i radicali – non lo si dimentichi – hanno contribuito a ridefinire le sinistre come forze individualiste, liberal-libertarie, mercatiste e filoimperialiste. In altri termini, hanno giovato alla vile metamorfosi kafkiana delle sinistre stesse, oggi divenute fucsia e arcobaleno, amiche dei diritti civili (ossia dei capricci individualistici delle classi possidenti cosmopolite) e nemiche dei diritti sociali e del lavoro. Insomma, le oscene sinistre che, nel tradimento integrale di Marx e Gramsci, pensano che le priorità siano il matrimonio gay e l’utero in affitto e non la lotta di classe in nome dei salari e del trascendimento della concreta oscenità chiamata capitalismo. I radicali hanno contribuito a traghettare il vecchio PCI alla sua odierna patetica e oscena fisionomia di partito radicale di massa. Con la non eteroclita alleanza del Pd e del “Più Europa” (una minaccia trasfigurata in nome di partito) della Bonino. A suffragio ulteriore di ciò è peraltro la completa sovrapponibilità tra il profilo della radicale Bonino e della sinistra Boldrini.
Si realizzava in tal guisa la profezia di Augusto Del Noce sul “suicidio della rivoluzione”. Ancora in questi giorni, seguitano le battaglie della signora Bonino, la “filantropa” a beneficio dei dominanti: sempre in nome dell’individualismo liberal-consumistico, sempre a beneficio della classe dominante liquido-finanziaria. Di siffatto macabro sodalizio offre una tangibile quanto esiziale prova l’intesa radical-finanzia tra la stessa Bonino e il “filantropo” apolide Soros, fiduciario dei mercati e nemico dei popoli. Proprio in questi giorni, in tema di migranti, la signora Bonino batte i pugni al Senato: “Non esistono né pacchia né crociere”, ha asserito con voce vibrante e fintamente umanitaria.
La sostenitrice dell’imperialismo statunitense, delle politiche criminali israeliane e del libero spinellaggio innalzato a non plus ultra della libertà umana ancora una volta difende in ogni modo il plusimmigrazionismo: ossia la deportazione di africani a beneficio del capitale. E, in tal guisa, la signora Bonino si conferma per ciò che realiter è: una preziosa alleata delle classi dominanti cosmopolite. Alle quali offre rappresentanza politica. La Destra liberista del Danaro vuole l’immigrazione di massa, per sfruttare meglio il lavoro. La signora Bonino difende l’immigrazione di massa, presentandola come umanitaria. Insomma, quella della signora Bonino è una vita spesa a tutelare gli Interessi dei dominanti: e – quel che è ancora più grave – a fare sì che anche i dominati facessero altrettanto.
Diego Fusaro



Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

5 Commenti

  1. ..se i radicali avessero fatto crollare il marxismo sarebbe un merito… ma lo hanno elaborato…e perfezionato..hanno creato il marxismo/capitalista…

  2. Riguardo ai radicali, Fusaro ha ragione in quanto essendo nato nel 1983, in una società italiana molto, ma molto, ma molto (scusate la tripletta), evoluta nel costume e nelle idee, rispetto alla società cattolico/democristiana/comunista, dell’epoca nella quale sono nati e cresciuti i primi radicali (Bonino, Pannella ecc…), Fusaro può dare un giudizio obbiettivo sul loro operato mentre i vecchi, giudicano il lavoro dei radicali in modo emotivo. Questi radicali erano la terza forza che spingeva la società al cambiamento, c’era il movimento del “68”, c’erano gli Hippies, c’erano i nuclei armati di destra o di sinistra, c’erano le prime migrazioni di massa dei giovani che viaggiavano in autostop per l’Europa, con tutti i confini da valicare e col sogno di poter un giorno girare liberamente senza documenti e c’erano i radicali. La politica interna italiana era particolarmente oppressiva, corrotta, classista e contro ogni cambiamento, nel nome di Dio. I radicali hanno combattuto in modo pacifico per il divorzio, per l’aborto (anche se, a pensare a tutti quei morti fa accapponare la pelle e cosa subiscono per morire), e per il fine morte. Nessuna forza politica era interessata a questi cambiamenti che invece la società chiedeva. Detto ciò, il giudizio sui radicali, dipende dall’età di chi lo pronuncia, dall’emotività delle lotte vinte o dall’analisi di un periodo storico ormai lontano.

  3. Grazie, Fusaro, per questo interessante articolo.
    Quando scrivi, fai in modo di inserire sempre degli elementi utili a riprendere la lotta di classe.
    Ad esempio: consigli pratici per sensibilizzare conoscenti e colleghi su questo tema.
    I grandi cambiamenti nella Storia sono sempre opera di singoli. Fusaro é uno di questi singoli.

Commenta