Roma, 12 mag – Difendere l’etnia italiana e favorire l’immigrazione clandestina di massa sono due concetti che per ovvi motivi non potrebbero stare insieme. Il governo, però, sembra ignorare questo passaggio, barcamenandosi tra prese di posizione culturali anche apprezzabili e una gestione della clandestinità finora imbarazzante, addirittura affrontata provando a legalizzare i flussi, come negli scorsi mesi esponenti come Francesco Lollobrigida e Antonio Tajani avevano perfino richiesto con numeri ufficiali. Fa scalpore che proprio Lollogrigida sia colui che prima lancia l’allarme della sostituzione etnica e poi, agli Stati generali della natalità, invoca la difesa di una etnia italiana.

Lollobrigida, la difesa dell’etnia italiana e l’immigrazione dimenticata

Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida così ha parlato ierii: “Il calo demografico non c’è, gli abitanti del pianeta aumentano. Io usando termini che non sono piaciuti, parlai di sostituzione etnica, come se uno fosse obbligato a leggere testi sui complotti internazionali”. Aggiungendo che “qui stiamo parlando di denatalità per tutelare la nostra cultura e la nostra lingua, non la razza” giusto per ammorbidire un po’ i toni e incalzando con “credo che sia evidente a tutti che non esiste una razza italiana”. In un passagio, poi, afferma: “Siamo qui per capire se il nostro raggruppamento linguistico e culturale possa sopravvivere”, perché “esiste una cultura, un’etnia italiana, quella che la Treccani definisce raggruppamento linguistico culturale, che immagino che in questo convegno si tenda a tutelare. Perché sennò non avrebbe senso”. Infine: “La popolazione del mondo cresce e tanti di quelli che nascono nel mondo vorrebbero venire a vivere in Italia. E allora perché preoccuparsi delle nascite in Italia? Se la risposta è incrementare la natalità, è probabilmente per ragioni legate alla difesa di quell’appartenenza, a cui molti sono legati, io in particolare con orgoglio, a quella che è la cultura italiana, al nostro ceppo linguistico, al nostro modo di vivere”. Nessun cenno alla richiesta di 500mila lavoratori stranieri avanzata solo qualche mese fa.

Una questione anche economica

Sul tema interviene anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in un videomessaggio: “Io credo che vada ribadito con forza che il sistema economico è strettamente correlato al fenomeno della natalità. C’è anche la possibilità di quantificare in qualche modo un modo quello che è l’impatto: da qui al 2042 con gli attuali tassi di fecondità il nostro Paese rischia di perdere per strada percentuali del Pil impressionanti, pari al 18%. Questo è un primo dato da cui partire”. E c’è veramente poco da discutere su questo. Non c’è ambito come la demografica che leghi di più questioni spirituali e materiali.

O l’uno o l’altro, caro governo

Tutto bello e tutto giusto. Soprattutto sull’inscindibile legame tra spirito e materia che, sulla natalità, andrebbe sottolineato ogni giorno e ripetuto a macchinetta: più italiani significa più lavoratori attivi, più lavoratori attivi significa più Pil e maggiore sostenibilità. Nonché, ovviamente, preservazione dell’etnia e della cultura (perché chi pensa che il nipote di un islamico nordafricano nato in Italia diventi culturalmente italiano vive, realmente, in un mondo completamente lontano da una realtà che è fatta di sacrosante differenze tra popoli che, soprattutto quando sono così enormi, andrebbero rispettate anziché sputate addosso senza ritegno alla immigrazionista maniera). Spirito e materia si intrecciano, perché i loro interessi vanno esattamente nella stessa direzione. Poi però sorgono i problemi, perché non si può invocare la difesa dell’etnia italiana e insistere addirittura sul tema se poi non si fa ogni cosa per bloccare un fenomeno che la distrugge, oltre a occupare spazi socioeconomici impoverendoli come redditi e diritti. Figuriamoci se si invoca addirittura una legalizzazione di massa, come fatto dallo stesso Lollobrigida e da Tajani nei mesi scorsi. Quanto abbiamo visto finora è la peggiore delle forme di “non contrasto” alla clandestinità, forse aggravata da queste dichiarazioni che dimostrano la loro poca sostanza rispetto ai fatti. O si chiamano gli immigrati in massa, o si difende l’etnia italiana promuovendo seriamente una rivoluzione culturale della natalità. Entrambe le cose, ci spiace tanto, ma non è proprio possibile.

Stelio Fergola

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