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La mannaia di Renzi sull’agricoltura

by Giuseppe Maneggio
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Imu sui terreni agricoli in collina e montagna ma anche un cambio del regime fiscale per la produzione di energie rinnovabili da parte delle aziende agricole

Roma, 28 apr – Spulciando i vari titoli del decreto legge Irpef varato dal Consiglio dei ministri il 19 aprile, e attualmente alla firma del Presidente della Repubblica, si scopre come in politica l’inganno sia spesso malcelato con parole adulterate. Ed è proprio come in un gioco di prestigio che Renzi e il suo esecutivo si giocano la propria reputazione: rendere verosimile per la gente ciò che invece non esiste in natura.

Così succede che dietro alle roboanti promesse – leggasi lo sbandierato bonus di 80 euro di cui abbiamo recentemente svelato una parte dell’inganno in data 21 aprile – ci sia sempre il gioco di prestigio che consiste nel far apparire dei soldi da una parte facendoli sparire dall’altra.

All’interno del nostro decreto legge preso in esame troviamo così che del miliardo di euro di tagli alle agevolazioni alle imprese, ben 600 milioni riguarderanno il settore primario: l’agricoltura. L’Imu verrà introdotta sui terreni agricoli collinari e montani (3/4 della superficie nazionale agraria secondo le stime de Il Sole24 Ore), verrà rivisto al ribasso il regime fiscale agevolato per le rinnovabili legate all’agricoltura e non per ultimo, l’introduzione dello spesometro che si tradurrà in un ulteriore aggravio per tutte quelle piccole imprese agricole con un volume di affari inferiore agli 8000 euro annui.

Tradotto in soldoni e facendo una veloce simulazione, togliendo le esenzioni Imu sui terreni agricoli collinari e montani, un imprenditore di media piccola grandezza per ogni 1000 euro di Irpef versata dovrà versarne altrettanti di Imu. Per la serie: come ti raddoppio le imposte dirette sbandierando un bonus di poche decine di euro ad altre categorie produttive.

Anche sul terreno delle rinnovabili il governo Renzi si è mosso come un elefante in una cristalleria. Lo Stato dopo aver incentivato per anni questa forma di produzione energetica, di colpo cambia registro riscrivendo le regole fiscali. Una scorrettezza che si veste di beffa soprattutto per quegli imprenditori agricoli che ancora oggi si stanno sobbarcando mutui pluriennali puntando nel settore delle energie pulite.

Interessante constatare come le parole più dure siano state espresse da Riccardo Illy, arcinoto vicepresidente dell’azienda di famiglia, nonché da sempre vicino all’area del Partito Democratico. In un comunicato stampa, peraltro ripreso in toto dal sito di Confagricoltura, il noto imprenditore si scaglia contro il decreto Irpef e il governo Renzi: “Il Governo Renzi ha annunciato che gli sgravi Imu di cui beneficiavano gli immobili rurali di collina e di montagna saranno aboliti o ridotti per reperire le risorse necessarie a coprire altre misure volte a sostenere i redditi più bassi. Già il Governo Monti ci aveva provato ed era toccato poco dopo a Letta ripristinare gli sgravi. In comune i Governi Monti e Renzi hanno soprattutto due cose; la fretta e l’inesperienza. Le quali, se assommate all’arroganza (di chi pensa che prima di lui ci fossero solo disonesti e incapaci) che ha contraddistinto il primo e che speriamo non contagi il secondo dei due Governi, può portare a commettere gravi errori”. Illy ha poi proseguito affermando che: “In tutta Europa (anzi in tutto l’Occidente) gli agricoltori sono favoriti perché svolgono due ruoli; quello di produttori del settore primario e quello, implicito ma meno noto, di manutentori del territorio. Senza l’agricoltura oltre a mancare il cibo avremmo ancora immense paludi e un territorio ancora più fragile per l’assenza di opere di canalizzazione delle acque e di consolidamento dei versanti instabili”.

Sicuramente dettagliata e oculata la critica di Riccardo Illy, anche perchè la mannaia renziana ricade su di un settore che tra balzelli, e imposizioni eurocratiche parte già ampiamente svantaggiato rispetto ai produttori agricoli di altre nazioni. Un’ulteriore dimostrazione di come si stia procedendo speditamente verso la completa destrutturazione produttiva dell’Italia intera.

Giuseppe Maneggio

 

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