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Roma, 24 apr – CasaPound non ha ricevuto alcun finanziamento da Putin, non ha legami con i “boss” dell’ormai ex Front National in Francia, non ha costruito un impero economico sui piatti di carbonara e non ha nemmeno una “talpa” in Campidoglio che le passa info riservate sulle assegnazioni delle case popolari. Purtroppo, aggiungerei. L’ossessione per CasaPound la fa più grande e “potente” di quanto in realtà sia. Ma adesso infiliamoci il costume da David Puente e andiamo a fare il “debunking” dell’ultima bufala in ordine temporale, la maestra d’asilo che in realtà sarebbe uno 007 della tartaruga frecciata in Campidoglio. 

Il sindacato di sinistra tra le “fonti”

La questione della presunta talpa di CasaPound esce sulla stampa il 10 aprile scorso, due giorni dopo le proteste dei residenti di Casal Bruciato per l’assegnazione di un alloggio popolare ad una famiglia rom. Per spiegare il radicamento territoriale e la tempestività degli interventi di CasaPound nelle periferie, il Fatto Quotidiano lancia l’ipotesi della talpa, citando come fonte l’Unione Inquilini e Asia Usb, sindacati di riferimento dell’estrema sinistra, e generiche “indagini della Digos”.

Perché oggi la questione torna di attualità? Perché la Guardia di Finanza, “braccio armato” della Corte dei Conti, titolare dell’inchiesta per danno erariale in riferimento all’immobile di via Napoleone III numero 8, nel corso delle indagini ha scoperto che tra i residenti dello stabile figura un dipendente del Comune di Roma. Si tratta di una maestra d’asilo. Tana! Avrà pensato l’aspirante Sherlock Holmes della Gdf, che subito ha girato la velina al Corriere della Sera, il Messaggero e Repubblica, i tre giornali che stamattina riportavano la notizia.

Supposizioni senza fondamento

Ma la domanda è: perché uno dei 25 mila dipendenti comunali di Roma, una maestra d’asilo di una scuola periferica, dovrebbe essere in possesso di informazioni riservate? Per il semplice motivo di lavorare sotto l’egida della Lupa Capitolina? Senza contare l’impenetrabilità di determinate informazioni in Campidoglio, dove le graduatorie per le case popolari restano segrete. Luca Marsella, consigliere di CasaPound al X Municipio di Roma, è dal luglio scorso che chiede un accesso agli atti che gli viene negato. Se CasaPound avesse veramente una talpa in Campidoglio, probabilmente la utilizzerebbe per inchiodare la Raggi sulle graduatorie agevolate previste dal piano rom, non certo per rincorrere qualcuno nei quartieri.

Casal Bruciato e Torre Maura: la ricostruzione dei fatti

Queste immagini fanno riferimento ai fatti di Casal Bruciato del 7 aprile scorso, quando nel tardo pomeriggio i residenti sono scesi in strada contro l’assegnazione ai rom. Nel post di Fabrizio Montanini, referente di alcuni comitati di zona, pubblicato alle ore 21.55, viene spiegata la situazione con alcune foto a corredo dove si vede chiaramente che a manifestare sono solo residenti. Il comunicato di sostegno da parte di Cpi arriva solo in serata e riportato da alcune testate il giorno successivo. L’8 aprile, CasaPound è presente in via Facchinetti così come lo sono diversi giornalisti, intervenendo solo nella tarda mattinata . 

Passiamo all’altro caso “incriminato”, ovvero le proteste di torre Maura iniziate il 2 aprile scorso. Il primo media riportare la notizia è Roma Today, che nel pezzo pubblicato alle ore 16.42 (e poi aggiornato in diretta nelle ore successive) dice chiaramente “alle 18.50 è arrivata anche una delegazione di CasaPound”. I primi ad essere citati e presenti sul posto sono quelli del sindacato inquilini di estrema sinistra Asia Usb, guarda caso gli stessi che nel pezzo del Fatto Quotidiano del 10 aprile scorso venivano citati tra le fonti che parlano della “talpa di CasaPound”. Che coincidenza singolare. Come detto anche dagli stessi residenti di Torre Maura, sono stati loro a chiamare CasaPound, che è intervenuta sul posto 3-4 ore dopo l’inizio delle proteste. A Torre Maura, così come a Casal Bruciato, CasaPound da anni svolge attività sociali come distribuzioni alimentari e cortei anti degrado, per questo è conosciuta e ben vista dai residenti.

La Gdf cerca pubblicità e i media “abboccano”

Cosa sta succedendo? La Guardia di Finanza, come tutti i corpi di polizia è in cerca di visibilità. Per questo ha utilizzato i soliti giornalisti “fidati”, tra cui Ilaria Sacchettoni del Corsera (la stessa che prese la cantonata sulla questione dello sgombero mesi fa), per creare il “caso” e far sì che il nesso tra la maestra d’asilo che vive in via Napoleone III numero 8 e la “talpa” diventasse un dato mediatico “acquisito”. Peccato che le tempistiche delle rivolte nei quartieri provino il contrario, la fuga di notizie non c’è. E se mai ci fosse, il nesso tra una maestra d’asilo di periferia e le informazioni riservate di un ufficio comunale che si occupa di tutt’altro quale sarebbe?

Una maestra d’asilo inappuntabile

E così una donna, maestra d’asilo dal curriculum inappuntabile, si trova al centro di un caso mediatico basato sul nulla. Un attacco strumentale per continuare a fare pressioni su CasaPound e incalzare Salvini. Queste le dichiarazioni della maestra d’asilo: “Quando stamattina ho visto i giornali sono rimasta di sasso. Ho pensato ai miei bambini, al lavoro che faccio da anni, con amore, passione, impegno. Ma si sono chiesti cosa può sapere una maestra d’asilo di case popolari e assegnazioni? Chi mi dovrebbe dare informazioni simili? Sono tutte cose assurde, fondate sul nulla”.

Nonostante le accuse la donna si dice serena. “Non ho nulla da nascondere, sono tranquilla. Ai miei bambini cerco di insegnare l’amore per l’Italia, nonostante a volte, non posso negarlo, si faccia davvero fatica ad avere fiducia nel nostro paese. Ingiustizie, francamente, ne ho viste tante in questi anni, e ora la sto vivendo sulla mia pelle… finire nel tritacarne così è una cosa che non ci si aspetta. Comunque, ripeto, sono tranquilla, tutto si risolverà, perché non può essere altrimenti: io di tutte queste assurdità non so nulla”.

Davide Di Stefano

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