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Roma, 23 mag – Lega e 5 Stelle non cambiano idea: il professor Giuseppe Conte, il tecnico criticato per le “bufale” nel curriculum, il “signor nessuno” della politica, resta il candidato premier per il governo giallo-verde. Su Conte non c’è “alcun ripensamento” e con la Lega il M5s è “allineato”. Lo ha ribadito ieri sera Luigi Di Maio, lasciando Montecitorio, al termine di una giornata in cui la candidatura a premier del giurista è apparsa in bilico, non solo per i dubbi emersi sul suo curriculum (non avrebbe mai frequentato la New York University e pare ricopra poltrone “scomode” in un paio di Cda) ma anche sul nome di Paolo Savona per il ministero dell’Economia (fortemente voluto dalla Lega).
“Il prof Giuseppe Conte rimane il nostro candidato e della Lega”. Danilo Toninelli, capogruppo del M5s al Senato, ai microfoni di 6 su Radio 1 fuga ogni possibile ripensamento sulla designazione del candidato premier, dopo le notizie su presunte irregolarità nel suo curriculum. L’esponente pentastellato ricorda che Conte “ha alle spalle circa 17 milioni di voti, che sono i cittadini italiani che ci hanno votato il 4 marzo, e non sarà certo per una stupidaggine inventata relativa al suo curriculum a cambiare le cose”. “Il professor Conte – aggiunge – è una brava persona, competente, seria, e penso che sarà un ottimo presidente del Consiglio di tutti gli italiani”. Sulla possibilità che il presidente della Repubblica possa prendere ulteriore tempo Toninelli precisa: “Mattarella ha incontrato ieri la seconda e la terza carica dello Stato per completare il suo percorso istituzionale. Sono convinto che oggi verrà dato l’incarico e finalmente tra pochi giorni potrà partire questo governo che sarà un governo politico”.
“Il nome resterà questo. Se dovesse cambiare si dovrebbe rivedere un po’ tutto l’equilibrio della squadra di governo e il problema sarebbe molto serio. La Lega ha dovuto rinunciare a molto. Si è stabilito un nome in comune che non poteva essere quello dei due leader. Salvini, per tentare di dare un governo al Paese ha rinunciato a fare il leader della coalizione di centrodestra con la quale ha preso più voti rispetto a M5S Siamo partiti da una situazione molto diversa”. Così Lorenzo Fontana, vicepresidente della Camera e vicesegretario della Lega in merito al candidato premier – ai microfoni di Giorgio Zanchini a Radio anch’io (Rai Radio1).
Se dal Colle non dovesse arrivare il placet per Conte, Salvini e Di Maio sarebbero punto e a capo. “Basta cambiare una pedina e tutto rischia di tornare alla caselle zero” avverte un esponente di spicco della Lega, che sta seguendo da vicino la trattativa. Allo stato attuale, i due leader resterebbero dentro alla guida di due ministeri di peso (il Viminale per il capo politico del Carroccio e il Lavoro o lo Sviluppo economico per quello dei 5 Stelle) mentre regge per ora il nome del professor Savona alla guida dell’Economia. Giancarlo Giorgetti verrebbe confermato come sottosegretario alla presidenza del Consiglio. In quota Carroccio ci sarebbero anche Nicola Molteni (all’Agricoltura), Giulia Bongiorno (ai Rapporti con il Parlamento) e l’attuale capogruppo a palazzo Madama Gianmarco Centinaio (al Turismo e agli Affari regionali). Lorenzo Fontana, vicesegretario del Carroccio e salviniano doc, dato in corsa come ministro, resterebbe invece vicepresidente della Camera. Alla leghista Simona Bordonali potrebbe andare il dicastero della Famiglia e delle disabilità (un cavallo di battaglia di Salvini).
Sul fronte 5 stelle, secondo gli ultimi rumors, Alfonso Bonafede sarebbe sempre in corsa per il posto di Guardasigilli, mentre continua a circolare il nome di Emilio Carelli per la Cultura. Tra i papabili pentastellati ci sarebbero Danilo Toninelli (in pole per la Funzione pubblica) e Laura Castelli (papabile per la Semplificazione). Per l’Ambiente stabili le quotazioni di Sergio Costa, generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri, agli onori della cronache per le sue battaglie nella Terra dei fuochi.
Con ogni probabilità un ruolo di peso verrà ritagliato per Vito Crimi: qualcuno per lui immagina un incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega ai servizi segreti. Scendono le quotazioni di Vincenzo Spadafora all’Istruzione e risalgono quelle del “super preside” di Brindisi, Salvatore Giuliano, per viale Trastevere. Per la Salute si fa il nome dell’attuale capogruppo M5S alla Camera, Giulia Grillo Della squadra pentastellata dovrebbe far parte pure Riccardo Fraccaro, fedelissimo di Di Maio: per lui si parla dei Rapporti con il Parlamento, se non andranno alla leghista Bongiorno. Per la Difesa prenderebbe sempre più corpo il nome di Elena Trenta in quota M5S, già indicata ministro nel “fantagoverno” a 5 Stelle precedente le elezioni. Punto fermo del futuro Consiglio dei ministri sarebbe poi l’ex ambasciatore Giampiero Massolo agli Esteri, gradito al Quirinale (e a Ue e Nato).
Ora la parola passa al capo dello Stato, il quale ha preso tempo per decidere. Si vocifera che il nome di Conte non lo convinca, così come quello di Savona (troppo anti-euro). Ma d’altronde lo stesso Mattarella, pronto a rifilarci un governo tecnico, nei giorni scorsi ricordava di continuo che il tempo era scaduto. Quindi neanche il Colle, per coerenza, attenderà molto per pronunciarsi.
Adolfo Spezzaferro



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