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Roma, 19 gen – L’ex brigatista rosso Alvaro Lojacono, condannato per l’agguato di via Fani e residente in Svizzera, rompe vent’anni di silenzio  e rilascia una dichiarazione a Ticino Online. “Se l’Italia presentasse una richiesta di exequatur corretta e completa (cioè per tutte le condanne italiane cumulate), con la garanzia di non procedere più per gli stessi fatti” dice Lojacono “io l’accetterei senza obiezioni, almeno metteremmo la parola fine a questa vicenda”. Ormai sessantatreenne, all’epoca dei fatti aveva aveva 22 anni. Grazie al passaporto vive in Svizzera da uomo libero sotto il nome Alvaro Baragiola (il cognome della madre). Ha un lavoro, ha cresciuto una famiglia e la sua fedina è pulita.



“L’Italia non riconosce, né può riconoscere, la carcerazione sofferta in Svizzera per gli stessi fatti e reati”, continua l’ex Br nell’intervista, “perché non solo non ha chiesto alla Svizzera l’estradizione, ma neppure ha chiesto alla Confederazione di processarmi in Svizzera”. E insinua: “Forse l’Italia non ha voluto che uno stato straniero mettesse il naso nel processo Moro“. Ai parenti delle vittime dell’attentato non resta che esprimere rabbia per le dichiarazioni di Lojacono.

Lojacono venisse in Italia, se vuole scontare davvero la sua pena. E se no, se ne resti in Svizzera come fa da quarant’anni e ci lasci in pace” dice  Sandro Leonardi, figlio di Oreste, il capo della scorta di Aldo Moro ucciso insieme a Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino e Domenico Ricci dal commando a cui apparteneva l’ex terrorista ora cittadino svizzero. Il figlio del capo scorta di Moro rincara la dose: “Io sono 40 anni che sto scontando il mio ergastolo. A me hanno tolto un padre che avevo 20 anni. Con che diritto? Mio padre era come il padre di questa gente, era nei carabinieri per guadagnarsi la pagnotta, mica per fare l’eroe”.

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Il fratello di Raffaele Iozzino, Ciro, uno dei cinque agenti di polizia della scorta di Aldo Moro uccisi in via Fani dice invece:  “Se c’è un ergastolo da scontare – lo sconti nelle carceri italiane come è giusto”. E aggiunge: “Il mio pensiero va anche ad Alessio Casimirri, vorrei sapere chi lo ha favorito. Fino ad oggi non è rientrato in Italia e non ha scontato neanche un giorno. Ci preme sapere perché gode di questa protezione in questo paese straniero. Per fortuna c’è la giustizia divina, a quella non si può sottrarre nessuno”.

Ilaria Paoletti

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