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Roma, 23 mag – La Procura di Roma ha avviato gli accertamenti in seguito alla morte di un giovane al Policlinico Umberto I. Tutto è partito in seguito alla denuncia dei familiari: “Me lo hanno ammazzato. Lo hanno attaccato a una macchina che aveva già dato problemi, mio fratello si lamentava, ci chiedeva aiuto e loro ci rispondevano che delirava per i sedativi, gli hanno tolto il cellulare e volevano farmi uscire dalla stanza per pulire via ogni traccia che potesse inchiodarli alle loro responsabilità” ha spiegato al Tempo la sorella della vittima.
Giuseppe Esposito era un ragazzo di 20 anni, malato di fibrosi cistica. La sua malattia nel tempo lo ha portato a una grave insufficienza respiratoria e per lui l’unica soluzione era data dal trapianto di polmone. Era ricoverato all’Umberto I dal 5 maggio, in attesa di trapianto. Tutto sembrava andare bene, almeno fino a quando non è stata effettuata la tracheotomia e alcuni esami clinici invasivi. Dopodiché le sue condizioni sono peggiorate. La macchina di cui parla la sorella Michela è l’Ecmo, che serve per abbassare il livello di anidride carbonica nel sangue. Già nei giorni precedenti al decesso di Giuseppe pare funzionasse male, dovevano sostituire il filtro. Poco prima di morire ha inviato questo sms alla madre: “Mi stanno uccidendo”. Di lì a poche ore, il 17 maggio Giuseppe è morto.
La famiglia è convinta che la morte di Giuseppe sia il risultato di una serie di errori medici e di negligenze. Accusano l’ospedale di “aver giocato alla roulette russa con la vita di un ragazzo di 20 anni” e sono intenzionati ad andare a fondo della vicenda. A rappresentare la famiglia di Giuseppe l’avvocato Valerio Tamburini, il quale spiega che al momento ancora nessun nome figura nel registro degli indagati. Tutto dipenderà dai risultati dell’autopsia. Ma l’avvocato sottolinea anche che il pm ha subito disposto il sequestro d’urgenza del macchinario incriminato, e spiega che sarà necessaria la perizia di un tecnico per capire la portata del malfunzionamento.
La commissione medica dell’ospedale, il cui primo perito ha rifiutato l’incarico per conflitto di interessi e per questo composta da un professionista dell’Ospedale Gemelli e da un pool di esperti, diffonde una nota in cui rifiuta ogni accusa. “Il paziente è giunto dal Federico II di Napoli in gravi condizioni per l’attivazione della cosiddetta procedura di trapianto ‘in urgenza’ che in quanto tale, implica un’aspettativa di vita molto breve sulla scorta delle condizioni cliniche. La commissione ha appurato che durante il ricovero sono state prestate tutte le cure previste dal caso, senza ritardi né omissioni sia da parte del personale medico che di quello infermieristico”.
Anna Pedri



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