Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 9 dic – Allarme dei medici: inutile tenere sotto controllo il Covid se poi si muore d’infarto perché non arriva l’ambulanza. Ecco perché il colore delle regioni deve dipendere anche dalla capacità di garantire assistenza per i pazienti non Covid-19. Lo fa presente all’AdnKronos Salute Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo).



Anelli: “Colore regioni deve comprendere capacità di garantire assistenza a pazienti non Covid”

I parametri per valutare la zona di assegnazione – gialla, arancione, rossa – delle regioni in base al rischio pandemico “devono comprendere anche la capacità del Servizio sanitario a garantire l’assistenza alle patologie non Covid. Un elemento di cui il governo dovrebbe tener conto al di là dell’algoritmo dei 21 parametri, che fotografano una situazione limitata al Covid. Le decisioni sulle misure restrittive dovrebbero essere gestite tenendo conto delle difficoltà che si hanno anche per tutte le altre malattie“.

“Non solo Covid. Solo i malati cronici sono 24 milioni”

Anelli sottolinea di aver già proposto questa modifica dei parametri di assegnazione del rischio per il sistema sanitario al ministro della Salute, Roberto Speranza. “Le prestazioni no Covid, come si è più volte evidenziato – spiega – si sono ridotte in numero notevolissimo durante la prima ondata. Circa un milione di cittadini sono stati interessati da Covid-19, ma una larga parte di italiani ha bisogni di salute da tenere in considerazione. Circa 24 milioni sono solo i malati cronici. E poi ci sono le persone che hanno patologie acute, e i malati rari”, sottolinea il numero uno della Fnomceo.

“I medici sono sempre quelli: se li sposti sul Covid si lasciano scoperti gli altri settori”

Il problema è che “i medici sono sempre quelli: se si spostano maggiormente sul versante infettivo, si scoprono tutti gli altri settori. Se controlliamo il Covid ma poi abbiamo un aumento di mortalità da infarto perché le ambulanze non arrivano in tempo non abbiamo fatto un buon lavoro”, avverte Anelli. La soluzione, in ogni caso, “è comunque quella di tenere bassa la curva dei contagi, in modo da consentire al Sistema sanitario nazionale di far fronte a tutte le problematiche che non vanno dimenticate”, chiarisce.

“Terza ondata? Dipende esclusivamente dai comportamenti responsabili”

Poi il medico invita i cittadini alla responsabilità, sulla falsa riga del governo giallofucsia. “L’arrivo di una terza ondata della pandemia dipende esclusivamente dai comportamenti responsabili che sapremo mantenere per fermare la diffusione del virus. Serve comportarsi come in lockdown, tenendo altissima la guardia. Una nuova ondata pandemica ci preoccupa moltissimo perché è più che mai in gioco la tenuta del servizio sanitario nazionale. A gennaio, infatti, oltre al Covid ci saranno i casi di influenza e l’eventuale vaccinazione contro il virus pandemico, due elementi di notevole impegno per il sistema”, precisa Anelli.

“La zona gialla non è un luogo dove si può fare quello che si vuole”

Attenzione, dunque – conclude – a non scambiare le zone gialle come aree dove tutto è lecito. “Oggi siamo nella situazione di passaggio dalle zone arancioni alle gialle. E purtroppo la sensazione è quella che si consideri la zona gialla un luogo dove si può fare quello che si vuole. Non è così. Bisogna tener presente un assioma: se la gente si incontra il virus si diffonde“. Per questo “il senso di responsabilità dei cittadini ci potrà aiutare. Se questo non accadrà la terza ondata sarà inevitabile”, è la previsione del numero uno della Federazione dei medici, che lancia un nuovo allarme Covid.

Adolfo Spezzaferro



La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

  1. 24 milioni di malati cronici ?! Evviva il progresso e i megacentri di elaborazione dati usati con il c..o !
    Altro che rifilare vaccini salva faccia…

Commenta