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Roma, 30 mag – Migliaia di medici italiani che si sono formati nelle nostre università e nei nostri policlinici se ne sono andati a lavorare all’estero. A lanciare l’allarme su questa “fuga di camici bianchi” è la Corte dei conti. Nell’ultimo Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, sulla base dei dati Ocse negli ultimi 8 anni, la magistratura contabile riporta che sono oltre 9mila i medici formatisi in Italia che sono andati a lavorare all’estero. Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia sono i mercati che più degli altri hanno rappresentato una soluzione “alle legittime esigenze di occupazione e adeguata retribuzione quando non soddisfatte dal settore privato nazionale”. Insomma, sarebbe una questione di mancanza di posti di lavoro e/o di stipendi troppo bassi. Una condizione che, sottolinea la Corte dei conti, “pur deponendo a favore della qualità del sistema formativo nazionale, rischia di rendere le misure assunte per l’incremento delle specializzazioni poco efficaci, se non accompagnate da un sistema di incentivi che consenta di contrastare efficacemente le distorsioni evidenziate”.

“La concentrazione delle cure nei grandi ospedali ha lasciato i cittadini senza protezione”

Ma la magistratura contabile mostra un altro quadro allarmante: la concentrazione delle cure nei grandi ospedali che si è verificata negli ultimi anni e il conseguente impoverimento del sistema di assistenza sul territorio, diventato sempre meno efficace, ha lasciato i cittadini “senza protezioni adeguate” di fronte all’emergenza Covid-19. L’epidemia e la conseguente crisi sanitaria, spiega la Corte, hanno messo in evidenza soprattutto i rischi insiti nel ritardo con cui ci si è mossi per rafforzare le strutture territoriali, a fronte dello sforzo non indifferente compiuto per il recupero di più elevati livelli di efficienza e di adeguatezza nell’utilizzo delle strutture di ricovero. “Se aveva sicuramente una sua giustificazione a tutela della salute dei cittadini la concentrazione delle cure ospedaliere in grandi strutture specializzate riducendo quelle minori che, per numero di casi e per disponibilità di tecnologie, non garantivano adeguati risultati di cura, la mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate. – sottolineano i magistrati contabili – Se fino ad ora tali carenze si erano scaricate non senza problemi sulle famiglie, contando sulle risorse economiche private e su una assistenza spesso basata su manodopera con bassa qualificazione sociosanitaria (badanti), finendo per incidere sul particolare individuale, esse hanno finito per rappresentare una debolezza anche dal punto di vista della difesa complessiva del sistema quando si è presentata una sfida nuova e sconosciuta“, come quella dell’epidemia appunto.

In conclusione, la Corte fa presente che è “sempre più evidente che una adeguata rete di assistenza sul territorio non è solo una questione di civiltà a fronte delle difficoltà del singolo e delle persone con disabilità e cronicità, ma rappresenta l’unico strumento di difesa per affrontare e contenere con rapidità fenomeni come quello che stiamo combattendo”.

Ludovica Colli

2 Commenti

  1. Un bene per l’italia coi medici che ci ritroviamo che vai in ospedale e ti riepono di sonniferi per poter riposare loro a roma!!! ma andatevene a fare in gulo!!