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Messina, 15 lug – Una scelta d’imperio da parte del prefetto peloritano, Francesca Ferrandino, che senza alcun preavviso ha stipato cinquanta richiedenti asilo in un hotel (abbandonato) alle pendici dei monti Nebrodi. E le barricate organizzate dai cittadini, sindaco in testa, per contestare la decisione calata sulla testa dei residenti. Succede a Castell’Umberto – comune della città metropolitana di Messina con meno di 3300 abitanti – dove è scoppiata una dura protesta.



A dare inizio alle danze è stato niente meno che il primo cittadino, Vincenzo Lionetto Civa, che in un post su facebook ha chiamato a raccolta i propri concittadini per protestare contro quello che ha definito “un atto unilaterale senza preavviso” da parte della Prefettura di Messina, atto che riteneva “non corretto per gli ovvi motivi di ricaduta sulla nostra comunità”.

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Alle parole sono seguiti i fatti: Civa e cittadini hanno presidiato la struttura tutta notte, bloccando anche l’arrivo di un gruppo elettrogeno che doveva servire a fornire energia elettrica all’hotel che è attualmente sprovvisto di allacci.

“Questa è anarchia gestita dalle istituzioni” attacca il sindaco in un’intervista al quotidiano Nebrodinews. “Ieri sera il prefetto alle 21,58 mi ha telefonato per dirmi che avrebbero mandato i migranti. In verità i migranti erano già qui”, spiega Civa, lamentando l’inagibilità della struttura: “A dicembre l’albergo non aveva le condizioni minime per ospitare i turisti. Ora li ha per i migranti?”. Non mancano le pesanti accuse al governo, “attivo quando si tratta di fare i blitz ma non quando deve fronteggiare i problemi dei cittadini. Noi, a causa del dissesto idrogeologico, abbiamo 40 famiglie senza casa: ho dovuto fare un’ordinanza di sfratto. Lo Stato ci ha risposto: i soldi sono finiti, arrangiatevi”.

Nicola Mattei

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