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Siena, 19 ago – I problemi per Mps sembrano non finire mai. Per capire cosa sta avvenendo a Rocca di Salimbeni è necessario fare un piccolo passo indietro. L’11 agosto scorso il Monte dei Paschi di Siena approva i conti del primo semestre d’esercizio, chiusi con una perdita di 3,24 miliardi di euro, collegata a quattro miliardi di euro di rettifiche sui 27 miliardi di euro di crediti in sofferenza in corso di cessione al fondo Atlante 2. Scorriamo in rapida sequenza i dati di questi ultimi sei mesi. Tra gennaio e giugno 2017 Mps ha visto i ricavi scendere del 21% a 1.852 milioni, per il calo sia delle commissioni (-8,8% a 903,3 milioni) che del margine di interesse (-12,7% a 857,5 milioni). Più pesante ancora il risultato netto della negoziazione e delle attività finanziarie: -86,5% a 42,9 milioni di euro. Numeri questi ultimi che parlano da soli. Fortunatamente, però, a Siena è arrivato  il “bonifico del governo”. Il Tesoro, per effetto dell’aumento da 3,85 miliardi di euro a suo carico, risulta titolare di 593,87 milioni di azioni, pari al 53,5% del capitale della banca toscana.

Lo sforzo titanico del ministro Pier Carlo Padoan potrebbe non bastare. Infatti, leggendo con attenzione la semestrale si possono scoprire alcune anomalie. Vediamole nel dettaglio. La prima riguarda le richieste di danni egli ex azionisti: si è passati dai 396 milioni di euro di fine 2016 agli 800 milioni del primo semestre del 2017. “Le azioni promosse dagli investitori potrebbero aumentare, anche significativamente”, si legge nella semestrale, “in relazione alle risultanze dei due procedimenti penali in corso a Milano”. Inoltre ad essere notevolmente aumentati sono i reclami indirizzati all’istituto di credito senese che ancora non si sono concretizzati in azioni penali: 729 richieste per un totale di circa 650 milioni (a fronte di 478 richieste per un controvalore di 118 milioni al 31 dicembre 2016).  Si tratta di pretese respinte da Mps “in quanto ritenute generiche, infondate, non supportate da idonei riscontri documentali ed in taluni casi prescritte”.

Un altro problema rischia di rendere l’operazione di salvataggio ancora più onerosa. Dopo un’ispezione sul portafoglio crediti durata oltre otto mesi, la Bce è in attesa ancora di 250 milioni di euro di rettifiche nonostante la gran parte dei suoi rilievi siano stati assorbiti dalle svalutazioni operate nel 2016 e nel 2017, esercizio in cui l’istituto di credito senese ha totalizzato oltre quattro miliardi di euro di rettifiche su crediti in vista della cessione dell’intero portafoglio delle sofferenze. Insomma, a Francoforte i conti non tornano. Ed è proprio la Banca Centrale Europea l’arbitro della partita.

Senza entrare troppo nei tecnicismi Mps per tornare in Borsa deve liberarsi dei crediti deteriorati. Vediamo come. Il primo step è previsto per il prossimo autunno, quando sarà il momento di creare il veicolo di cartolarizzazione e in un secondo momento il portafoglio degli npl, tra novembre e dicembre, dovrà essere trasferito. Come scrive Milano Finanza: “A quel punto saranno emesse tutte le note e Mps sottoscriverà temporaneamente le senior A1 e A2 da quasi 3,8 miliardi di euro e le junior (le più rischiose) mentre le mezzanine passeranno ad Atlante 1,02 miliardi. Entro la metà del 2018 è attesa la Gacs, ossia la garanzia pubblica, sulle emissioni”.

Alla luce di quanto detto, si comprende quanto le incertezze di natura contabile o giudiziaria possano pesare sul futuro di Rocca di Salimbeni. Bisognerà attendere ancora a lungo per assistere al lieto fine nella vicenda del Monte dei Paschi di Siena. Ammesso sempre che questa storia si concluda senza altri disastri.

Salvatore Recupero

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