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Roma, 6 lug – La notizia della morte di Ennio Morricone è su tutte le prime pagine dei principali giornali online di tutto il mondo. Tutti celebrano la scomparsa del grande compositore italiano, ricordando la sua fulgida carriera, elencando i titoli più celebri, dalla collaborazione con Sergio Leone fino alla conquista di Hollywood, i tanti premi internazionali. In queste ore tutti si inchinano al genio musicale romano, conosciuto in tutto il mondo per una serie di composizioni che nate come colonne sonore per i film si sono radicate nella memoria collettiva degli amanti del cinema e della musica come temi immortali, melodie uniche, arrangiamenti ed atmosfere con un marchio di fabbrica inconfondibile. La sua è una “musica immortale“, scrivono.

L’anti-divo

Dal New York Times al Guardian da Le Monde a Die Welt, tutti i media celebrano “Il Maestro”, scritto così, in italiano. Tanti giornali sottolineano come nonostante il successo planetario, Morricone fosse un romano che non amava lasciare la sua città, non amava volare, non amava il jetset, i tappeti rossi, la mondanità. Come in tanti ricordano, lui dopo i concerti – era anche un grande direttore d’orchestra – andava subito a dormire. Una lezione da un gigante per tutti quegli illustri sconosciuti che quando sono sotto i flash e gli spot dello showbiz si sentono i più grandi, anche se sono piccole meteore. Ma, appunto, i capolavori di Ennio, senza lustrini e megaparty, echeggeranno nell’eternità.

Genio e regolatezza

Il filo conduttore degli articoli che danno la notizia della scomparsa di Morricone, è il suo genio poliedrico assoluto: l’aver attraversato ogni genere cinematografico, dal western all’horror, passando per il cinema d’impegno civile e la sperimentazione; l‘aver scritto ogni tipo di musica, compreso un notevole numero di hit pop (anche per artisti stranieri). A leggere il cordoglio dei nomi di spicco del cinema, a partire dai colleghi compositori, emerge in modo unanime quanto il genio di Morricone fosse accompagnato dalla regolatezza. Un anti-divo, insomma.

Dal Federale di Salce all’olimpo di Hollywood

Nell’elenco dei film più famosi, c’è chi sottolinea l’esordio con Il federale di Luciano Salce (1961), in inglese The fascist. C’è chi ricorda la collaborazione con i registi impegnati, da Bertolucci a Pasolini. Chi rammenta l’aneddoto del “no” del suo grande sodale Sergio Leone a Arancia meccanica di Kubrick, perché il suo ex compagno delle elementari doveva scrivere le musiche per un suo film, si narra. C’è chi sottolinea la sua appartenenza a collettivi di musica d’avanguardia, all’utilizzo insolito e assolutamente originale di strumenti particolari, chi celebra il famoso “verso del coyote” o il fischio, o l’armonica, chi sottolinea la cura maniacale degli arrangiamenti. Tutti però celebrano una carriera senza eguali, con cui Morricone partendo dagli spaghetti western è arrivato a conquistare l’olimpo di Hollywood.

“L’ispirazione non esiste, ci vogliono dedizione e fatica”

Tutti concordano infine sul suo approccio alla composizione, citando le sue stesse parole: “L’ispirazione non esiste, esistono le idee. Un’idea può essere sviluppata e diventare grande. E per questo servono studio, tecnica, dedizione, fatica“. Il tutto unito a una profonda umiltà: se Tarantino quando Morricone ha vinto l’oscar per The Hateful Eight di lui ha detto “è il mio compositore preferito, e non intendo nel senso di compositore di musiche di film, ma il mio preferito tra i vari Mozart e Schubert”, l’autore di melodie immortali di sé diceva che non era lontanamente paragonabile a un Pergolesi.

Il ricordo di Hans Zimmer

Hans Zimmer, altro grande compositore di musiche da film (ll gladiatore, Il cavaliere oscuro), si dice “devastato” dalla sua scomparsa e lo ricorda così: “Ennio era un’icona e le icone restano per sempre … la sua musica è sempre stata eccezionale, e realizzata con grande forza emotiva e un grande pensiero intellettuale“. Genio e regolatezza, appunto. Rimarrà per sempre impressa nella memoria l’immagine di Clint Eastwood (icona di Leone e poi grandissimo regista) che consegna l’oscar alla carriera a chi ha contribuito in modo determinante a renderlo famoso: “Chi non vorrebbe entrare in città al suono delle musiche?“, disse il protagonista della Trilogia del dollaro.

Oggi tutto il mondo saluta il genio italiano e un genio romano perché il cinema mette d’accordo tutti e ancora di più lo fa la musica. Tanti hanno ricordato che la sua composizione L’estasi dell’oro (da Il buono, il brutto e il cattivo) apriva i concerti dei Metallica e dei Ramones, segno tangibile di come la sua musica travalicasse i confini delle sale cinematografiche. Per questo Morricone oggi viene salutato in tutto il mondo come uno dei massimi compositori del Novecento.

Adolfo Spezzaferro