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Imperia, 5 giu – E’ scoppiata la rivolta la scorsa notte nel carcere di Sanremo. Circa 270 detenuti hanno deciso di protestare contro la circolare del Dipartimento che ordina lo spegnimento dei televisori a partire da mezzanotte. I reclusi, una volta appreso il provvedimento, sono esplosi in una protesta rabbiosa con urla, schiamazzi, lancio di bombole e oggetti vari, sbattendo le stoviglie contro le grate delle celle. Una cinquantina di agenti della penitenziaria accorsi sul posto hanno impiegato circa tre ore per sedare la rivolta. “Solo grazie all’intervento del personale, si è riusciti a gestire la protesta – avverte il segretario regionale Uil-Pa Polizia Penitenziaria Fabio Pagani – e a mantenere l’istituto in sicurezza”.

Reazione prevedibile

“Ormai è un problema di ordine pubblico – ha spiegato – e di ciò deve essere consapevole chi ha diretta responsabilità nella gestione. A cominciare dal provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria, al Direttore e per finire al Prefetto di Imperia. Stanotte è andata bene, per così dire. Non si registrano feriti o contusi. Ma potrebbe non essere sempre così e continuare”. Ma la reazione dei reclusi era prevedibile? Pagani non ha dubbi. “Quando si ammassano esseri umani in pochi centimetri quadrati dove manca pure l’aria per respirare occorre mettere nel conto questo tipo di reazione. A Sanremo il quadro è ancora più drammatico considerata la grave carenza organica del personale di Polizia Penitenziaria e amministrativo, ma nonostante tutto faremo rispettare regole e regolamenti”.

Nessun aiuto

Pagani lamenta anche la scarsa collaborazione dell’Amministrazione penitenziaria e del ministero: “Avevamo lanciato per tempo l’allarme. Eravamo consapevoli che prima o poi sarebbero scoppiate le rivolte. Sanremo non è che l’ultimo episodio di una scia di tensioni che non si sono ancora manifestate nella loro completezza ed in tutta la loro violenza. D’altro canto il ministro Bonafede ancora si ostina a determinare quale unica soluzione la costruzione di nuove carceri”. Serpeggia una grande sfiducia tra le file del personale in servizio, sostiene il segretario Uil, che “è ormai sfiancato, sfiduciato, depresso, demotivato. La situazione sta precipitando di minuto in minuto e abbiamo piena consapevolezza che potrebbe divenire ingestibile, con le nefaste conseguenze che ciò significa. Speriamo che nei palazzi romani qualcuno si svegli, prima che sia troppo tardi”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Abbiamo un debito pubblico monstre, non ci possiamo più permettere grandi spese per le carceri. Occorrerebbero pene più dure ma più brevi, per ridurre il sovraffollamento carcerario. La pena deve tornare a far paura, il carcere deve essere considerato un luogo di espiazione e non di svago: solo così si può avere deterrenza. Guardate le carceri dell’est europa o dei paesi islamici o della Cina o dell’India: qui altro che proteste per la TV…

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