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Arezzo, 30 ago – Un gruppo di suore dell’Ordine di Santa Elisabetta si intascava i pacchi alimentari destinati ai poveri, ricevuti attraverso i fondi europei, e li dirottava nelle strutture gestite dall’Ordine. A fini di lucro. È successo in Toscana, e quattro suore sono finite nel mirino del pm della procura di Arezzo, che per loro chiede il rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dell’Unione europea. Due religiose sono di Arezzo e due si Firenze.
I fatti risalgono al periodo compreso tra il dicembre 2016 e il 15 novembre 2017, ma la truffa è stata scoperta solo in seguito a un controllo della guardia di finanza: un controllo fiscale sul lavoro in nero portato avanti dal nucleo mobile della compagnia della Guardia di Finanza di Arezzo. Solo così sono stati trovati i pacchi alimentari con tanto di marchio dei fondi Fead. Le suore non ci stanno e rigettano le accuse bollandole come maldicenze. A loro difesa dicono: “Siamo tranquille, siamo in regola e non abbiamo fatto nulla di male“. Secondo quanto emerso le suore avrebbero ottenuto i pacchi in questione mediante artifici e raggiri.
Il cibo per i poveri è stato trovato in ben tre istituti gestiti dalle religiose dell’ordine di Santa Elisabetta: si tratta di strutture accreditate con il servizio sanitario nazionale, che forniscono servizi di tipo sanitario e socio-assistenziale ad anziani non più completamente autosufficienti. In particolare pacchi per 3.200 euro sarebbero stati destinati all’istituto di Arezzo, pacchi per 2.558 a quello di Policiano, e il resto all’istituto di Pratovecchio Stia in Casentino.
Il totale del valore dei pacchi ammonterebbe a circa 8mila euro. Le derrate alimentari, in particolare pasta, anziché andare ai poveri finivano nei piatti preparati dalle mense degli istituti gestiti dalle suore, che li somministravano ai loro ospiti traendo profitti ingiusti.
Anna Pedri
 
 

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