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Palmira, 8 feb – L’Isis lo aveva sequestrato, torturato e decapitato nel 2015 a Palmira, in Siria, in corrispondenza del monumentale sito archeologico a cui aveva dedicato, dagli anni ’60 in poi, la propria vita di archeologo: da quel momento il cadavere di Khaled al-Asaad, il cui assassinio aveva suscitato orrore e indignazione in tutto il mondo, era sparito nel nulla.

Ritrovati i resti di Khaled al-Asaad?

Ebbene, secondo quanto ha riferito l’agenzia governativa siriana Sana, i resti di tre persone, uno dei quali potrebbe essere proprio quello di Asaad, sono stati ritrovati alcuni giorni fa nella località di Kahlul, a est di Palmira. Le spoglie sono ora a Damasco in attesa del test del Dna che darà la conferma o meno dell’identità. 

Sequestrato e torturato dall’Isis

Uno dei più importanti studiosi del Medio oriente, Khaled al-Asaad era caduto nelle mani dell’Isis nel 2015, poco più che ottantenne. I jihadisti – che nel maggio di quello stesso anno avevano occupato la città di Palmira ed il suo sito archeologico – lo avevano  rapito a Luglio e tenuto prigioniero per circa un mese sottoponendolo ad atroci torture. L’archeologo era infatti accusato dallo stato islamico di aver nascosto gran parte delle statue e del patrimonio artistico del sito in un posto segreto poco prima dell’arrivo dei miliziani.

Khaled al-Asaad resistette coraggiosamente alle sofferenze e venne giustiziato per decapitazione il 18 agosto del 2015, al centro dell’anfiteatro di fronte al museo che per anni aveva diretto. Sempre nell’agosto del 2015 l’Isis si macchiò della distruzione di importanti settori del sito archeologico di Palmira. I miliziani li fecero saltare per aria con l’esplosivo, come ritorsione per l’ostinato ed eroico silenzio di Asaad.

La vita di Khaled al-Asaad

Khaled al-Asaad nasce nel 1932 a Palmira, nella Siria a mandato francese. Trascorsa la sua infanzia nella città d’origine dove ottiene un’istruzione di base, si laurea all’università di Damasco, la più importante del Paese. All’età di ventotto anni Khaled al-Asaad risulta già essere uno dei pionieri dell’archeologia siriana e collabora con diversi colleghi occidentali sul sito archeologico della sua città d’origine: Palmira, la «sposa del deserto», come è spesso chiamata, una fonte inestimabile  di dati storici e patrimonio artistico e archeologico per la nazione siriana.

Palmira patrimonio Unesco

Nel 1963 Khaled al-Asaad diventa direttore del museo e del sito archeologico della città di Palmira. Incarico che ricoprirà per oltre quarant’anni, fino al momento della pensione. Nel corso della sua carriera Asaad scrive numerosi articoli su riviste storiche e di archeologia, ed è l’autore di oltre venti libri su Palmira e la via della Seta. Ha inoltre contribuito alla traduzione di diversi testi dall’aramaico. E’ principalmente per merito del suo lavoro che nel 1980 Palmira diventa patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Fino al maggio 2015, quando le milizie dell’Isis occupano la città ed il suo sito archeologico.

Ora, forse, si potrà dare sepoltura alle spoglie di un uomo che ha scelto il martirio in cambio della vita di reperti millenari.   

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. ammiro il suo eroismo…
    ma non lo condivido:
    nessuna pietra millenaria e nessun reperto archeologico,
    vale la propria vita.
    quest’uomo è morto…
    è passato dalla vita alla non vita.
    i reperti archeologici sono pietra,
    ferro,legno,carta
    ecc…esistono,ma non vivono,e
    sono una delle tante CREAZIONI,dell’umanità:
    e dal mio punto di vista,
    una creazione NON deve essere considerata
    al di sopra della vita.

    ma c’è anche da dire che è stata una sua scelta…
    andava per gli ottanta,
    e sapeva che non sarebbe campato ancora molto:
    chissà…
    forse ai suoi occhi è stato un affare con perdita minima.

    • Chi distrugge la cultura non ha bisogno del tritolo basta negarne il valore cone fai tu. Chi si fa beffe di un uomo simile non merita altro che disprezzo.

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